SCHINOUSSA

Dopo aver trascorso tutta la giornata in “acque sacre” a Keros, (leggi qui) nel pomeriggio ci aspetta una breve navigazione di bolina per raggiungere l’isola di Schinoussa.

Schinoussa è un’ isola molto piccola in cui le attività agricole sono ancora predominanti e dove il turismo è ancora poco sviluppato. Quindi molta pace anche qui. Il turismo arriverà sempre più anche qui, ma credo di poter affermare che il tipo di turismo di queste isole sia sicuramente un tipo di turismo un pò meno di massa.

Nel senso: su queste isole non si viene per “sciabolare” o ascoltare la musica a palla. Queste baie e queste paesaggi sono per chi ha un desiderio interiore di assaporare, ricercare, ascoltare a volte anche il silenzio, ammirare paesaggi che quasi curano le immagini di caos cittadino a cui siamo “terrenamente abituati”. Quindi troverete dei piccoli locali e dei ristoranti dove tutto è molto semplice e il ritmo rilassate. Se volete la vita mondana c’è sempre comunque la meravigliosa Mykonos.

Arriviamo verso l’ora del tramonto e ancoriamo nella baia di Livadi. Un ultimo tuffo della giornata.

Lo scenario della luce è sempre lo stesso ogni giorno. Sarà che questa è anche la settimana del solstizio d’estate ma l’intensità di questa luce è terapeutica, si assorbe proprio tutta l’energia positiva del sole. E ogni giorno si sta li a guardare questo sole che scende, e ad ogni minuto illumina diversamente la baia creando dei naturalissimi filtri solari ed infine tinge di rosa le case e le baie. Non c’è bisogno di fare editing a queste foto. Qua è tutto perfetto così. Quello che vedete è quello che è davvero. #Nulladaaggiungere

Scendiamo per una passeggiata fino alla Chora, poi cena dalla Maria, una signora greca, con un piccolo ristorante con i tavoli all’aperto, e che fa una cucina tradizionale greca veramente particolare. Lorenzo e Annalisa sanno perfettamente dove portarvi fidatevi di loro. Una cena in “campagna” sull’isola di Schinoussa. Bisogna provare per capire.

Le strade a Schinoussa non sono ancora asfaltate e la Chora consiste in qualche decina di case lungo la strada principale. Anche qua però gli angoli da fotografare sono tanti. Anzi qualcuno direbbe che questa isola è molto “Pintarest”.

Tornati in barca si pianifica la rotta per l’indomani. Le previsioni danno vento contrario così decidiamo di saltare la visita all’isola di Iraklia e di partire presto per raggiungere Antiparos.

ANTIPAROS

La mattina seguente molliamo gli ormeggi presto da Schinoussa con rotta su Antiparos. Neanche da dirlo che quando Lorenzo accende il motore di Walkabout io vado avanti a dormire? Niente da fare io mi sveglio quando gli altri sono già svegli da un pò. Sono una vergogna con il sonno in barca a vela.

Arriviamo ad Antiparos per l’ora del pranzo e ci ancoriamo nella grande baia di Despotiko.

Antiparos è staccata da Paros da uno stretto canale di appena un chilometro e mezzo. È famosa per le sue grotte dove è possibile trovare la stalagmite più antica di Europa. Si tratta di una piccola isola tranquilla, ad ovest di Paros, dove abbandonarsi al dolce far niente contemplando il mare blu.

Sono stata a Paros via terra un po’ di anni fa e l’ho girata in macchina per una settimana. Ma non ho mai visitato Antiparos.

DESPOTIKO E IL SANTUARIO DI APOLLO

Passiamo la giornata in questa baia ampia e bellissima. Pochissime barche. Insomma signori una meraviglia anche qua. Con questo ancoraggio in questa baia ci aspettano ben due, e dico due in un colpo solo, regali bellissimi. Dalla barca godiamo di un tramonto perfetto a prua e la mattina seguente un’alba perfetta a poppa. Più perfetto di così non si può. Guardate.

Dopo la cena rigorosamente in rada ci si sdraia a guardare pianeti, stelle e costellazioni. Chi le riconosce subito e le indica, chi verifica con le applicazioni del telefono. E così magicamente sopra di noi c’è Giove, la costellazione del Sagittario e un’incredibile via lattea.

Si parla di vita davanti a una bottiglia di tequila e un barattolo di nutella con i biscotti da immergerci dentro. Queste serate per me rimangono e saranno sempre le migliori che possiate augurarvi di trascorrere.

Il giorno successivo ci si dedica al santuario di Apollo. Così la mattina, abbastanza presto, (non andateci più tardi delle nove perché se è l’isola di uno dei tempi di Apollo capirete bene che qui il sole è davvero molto forte) con il tender raggiungiamo questa piccola isola. L’acqua vicino all’unico approdo è pulitissima e dai colori molto invitanti.

Despotiko è situata a sud ovest di Antiparos e nelle giornate limpide è possibile vedere le isole circostanti di Antiparos, Syros, Serifos, Sifnos, Folegandros, Sikinos e Ios

Attualmente, l’isola può essere raggiunta solo con barche che partono dall’isola di Antiparos oppure con un viaggio in barca a vela in modo privato.

Lo stretto che separa Despotiko da Antiparos ha una profondità minima di circa un metro con l’isolotto di Tsimintiri. Questa estrema superficialità dello stretto suggerisce la possibilità di un collegamento tra Antiparos e Despotiko in passato.

Sulla piccola isola di Despotiko è stato ritrovato un santuario dedicato ad Apollo ed altri resti archeologici, attualmente ancora in fase di scavo.

L’isola è brulla, secca e disabitata. L’area del santuario di Apollo nel sito archeologico di Mandra, non è ancora pronta per le visite dei turisti visto che ci stanno ancora lavorando. Bisogna camminare una decina di minuti per arrivarci. La vista dell’Egeo è davvero molto bella anche da qui.

L’area degli scavi nel sito di Mandra è ancora aperta, e questa è la cosa incredibile ed emozionante allo stesso tempo. Vi sarà difficile capire la preziosità di quello che avete sotto gli occhi, perché sul sito al momento non troverete nessuna spiegazione storica. Dovrete documentarvi prima, oppure avere la fortuna di trovare qualcuno fra quegli instancabili lavoratori che vi illustri un po’ di tanta bellezza. Io francamente sono un po’ emozionata. Non avevo mai assistito in diretta a un’esperienza così. Un sito archeologico in pieno lavoro.

Almeno una cinquantina tra archeologi e geologi di ogni nazionalità al lavoro, dediti a estrarre, lavare e pulire con le spazzole, pezzi e cocci che riportano alla luce il passato di quel tempio. È la dedizione con cui lo fanno che mi lascia basita, perché alle dieci di mattina il sole batte in testa con tutta la sua potenza e io sento già caldo.

Le informazioni attuali indicano che in epoca antica l’isola, vista la sua posizione strategica e centrale tra le Cicladi e la grande baia di Despotiko, che fornisce un ancoraggio sicuro, ha svolto un importante ruolo di comunicazione durante i viaggi per mare.

Si suppone che gli uomini di mare che si trovavano su questa rotta, sempre dominata dai forti venti, potessero trovare rifugio e protezione proprio nella riparata baia di Despotiko, a volte mettendosi anche in salvo da tempeste, burrasche e dai pirati che a quell’epoca infestavano l’Egeo. In simbolo di gratitudine i marinai scendevano al tempio per le loro offerte al Dio Apollo.

Attualmente, gli scavi sono in corso nella parte nord-occidentale dell’isola e finora i risultati sono di grande importanza. Gli scavi stanno portando alla luce l’esistenza di un importante santuario con abbondanti oggetti che indicano collegamenti con la Grecia continentale, il Mediterraneo orientale e persino l’Africa settentrionale.

Il santuario sembra essere appunto stato dedicato ad Apollo. Gli archeologi hanno scoperto una facciata decorata di una struttura che misura 35 metri per 15 metri, suggerendo che il santuario è stato esteso e ricostruito più volte durante il periodo classico ed ellenistico. Un grande edificio di quattro stanze nella parte ovest del sito mostrava un grande altare in pietra in una delle stanze e frammenti di ceramica recanti iscrizioni con il nome di Apollo.

Una curiosità :l’etimologia del suo nome. L’isola deve il suo nome attuale a due “Signori di alto rango” dell’antica Grecia che la acquistarono per ultimi, signori che i locali soprannominavano con “despotes” (δεσπότες). Nell’antica Grecia il despota era il padrone di casa (rapporto padrone – servo), o il titolo dato ai monarchi degli imperi orientali, nel senso di sovrano assoluto. Nell’uso corrente il termine despota indica un tiranno che governa con potere assoluto e arbitrario abusando della propria autorità.

PANTERONISI TIGANI E MIKRONISI

Dopo il tempio di Apollo e un tuffo nella baia di Despotiko ci rispostiamo nel canale fra Paros e Antiparos, in serata dovremo raggiungere Paroikia. Più precisamente ci spostiamo a sud-ovest di Paros.

Ci fermiamo a passare l’ultima giornata vicino agli isolotti di Panteronisi e Tigani, poco più a nord quello di Mikronisi.

A Panteronisi vi è una delle più spettacolari grotte dell’Egeo. Accessibile solo ed unicamente a sub esperti, che raccontano di questa immersione come di un’esperienza da brividi. È situata a 30 metri di profondità sotto il livello del mare, con una parete lunga 12 metri che porta all’ingresso della grotta attraverso una grande apertura. All’interno, è possibile togliersi le maschere.

Questa navigazione mi stupisce ad ogni baia in cui ci fermiamo. Non capisco come sia possibile trovare un susseguirsi di posti così incredibilmente belli uno dopo l’altro. Guardate in che laguna siamo finiti anche oggi.

Tutte le aree marine circostanti Antiparos sono state selezionate per  habitat “Natura 2000” che fa parte di una rete ecologica di aree protette nell’Unione europea. Significa che queste acque, sia sull’area marina superficiale che sul fondale marino, forniscono l’habitat per una fauna e una flora diverse e da proteggere.

Arrivati a questo punto del viaggio davanti a questo mare si può solo stare zitti e tuffarsi, nudi. Si qua bisogna farsi per forza un bagno nudi.

Il problema è che mentre nuoto in questo colore, che è un incrocio di tutti i blu del mondo e il cristallo, realizzo che domani dovrei rientrare in Italia.

Dovrei fare il check-in dei due voli aerei che ho, uno da Paros ad Atene e uno da Atene a Milano.

Credo che sia stato quando ho fatto il bagno qui che in fondo in fondo sapevo già che a casa non ci sarei tornata subito. Come si fa a pensare di tornare a casa da un posto così? Io dalla finestra di casa ho il parcheggio del supermercato, che è comodissimo, niente da dire, ma io qui potrei anche non sentire la fame per ameno 2 o 3 giorni.

Deve essere stato qui che ho sprigionato con tutta la forza della mia mente un segnale agli dei dell’Olimpo e loro, con tutta la santa pazienza che gli sarà rimasta negli anni, devono essersi affacciati in quel cielo blu, avermi vista nuotare e devono aver studiato quella notte un nuovo piano di viaggio per me.

È andata sicuramente così, mi piace immaginarmi questa storia così.

Nel frattempo arriva sera. Arriviamo a Paros a Paroikia, per passare un’ultima serata tutti insieme al ristorante e poi per i vicoli bianchi del Paese. Paroikia e la vicina Naoussa vanno assolutamente visitate.

L’isola di Paros da dove il giorno successivo io sarei stata l’unica a rientrare in Italia. Tre amici dell’equipaggio avrebbero continuato il viaggio in barca a vela per un’altra settimana proseguendo la rotta fino a Santorini (che è quella che farò io il prossimo anno). Altri due avrebbero saltellato qua e là per qualche isola. Un equipaggio veramente bello, un equipaggio con cui è stato davvero bellissimo condividere questo viaggio. Un equipaggio in sintonia. Due padroni di casa super, Lorenzo e Annalisa che con Walkabout scivolano nelle isole della magia e a cui riservo un fortissimo e sincero grazie per la settimana passata assieme.

Sta di fatto che prima di andare a cena da brava organizzatrice metodica, quale sono, e che deve sempre essere un po’ in anticipo sulla tabella di marcia faccio il check-in on line, che tradotto significa “ho deciso di partire non avrò mai più diritto a nessun rimborso” qualunque cosa accada domattina.

…Va beh ma tanto io domattina parto? Siamo andati anche alla bus station per gli orari dell’autobus e alla taxi station…Mmm

TO BE CONTINUED…

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