MALÉ CAPITALE

Malé è la capitale più piccola di tutto il mondo e la più densamente popolata delle Maldive.
Uno stato insulare nell’Oceano Indiano di poco più di 2 kmq in cui vivono condensate 85000 persone.
La capitale appare come una esplosione di colori, piena di negozi e gente in continuo movimento, abituata al turismo costante, oggi sempre più in aumento.

La sua fama è legata alle moschee, che sono davvero tantissime, e agli edifici dai colori vivaci.
Nei pressi del porto, un popolare mercato ittico mette in vendita il risultato della pesca del giorno, mentre quello ortofrutticolo straborda di frutta della zona. È il cuore pulsante e il fulcro commerciale dell’arcipelago.

Malè ha davvero un traffico incredibile da questo punto di vista è davvero il caos dell’Asia.
Per strada mentre tentate di attraversare, anche sulle strisce pedonali, non si fermano né macchine né motorini. Attenzione si guida a sinistra.

È una città sviluppatasi in verticale, lo vedi dal mare quando ti avvicini, è caratterizzata da una fila interminabile di edifici multi piano dipinti da colori molto vivaci, moschee, mercati ed un labirinto di stradine asfaltate e semafori che regolano l’intenso traffico di auto, motorini e biciclette.

Quando mettete piede a Malé, finisce la vacanza fra gli atolli dal mare turchese delle Maldive e inizia un viaggio verso la parte più autentica delle Maldive e della sua popolazione. Una passeggiata nelle vie della capitale, una visita al mercato del pesce o della frutta, oppure sedersi nel bellissimo parco del Sultano o in un caffè consente di conoscere meglio il popolo maldiviano e vedere come si svolge la vita nella capitale.

Come dico sempre io quando si mette piede in un paese asiatico, si viene a contatto con “l’anima lenta della sera” in Asia. Una giornata a Malè è un modo perfetto per entrare in contatto con gli abitanti del posto e fare proprio lo spirito del luogo. Comprenderne la cultura, i modi, la religione. Assaggiare cibo da strada, vedere i mercati. Adoro scoprire i mercati delle isole.

È una città davvero molto calda e umida, ma questo è anche dovuto alla quantità di popolazione che vi risiede.
È una città che oggettivamente (perché purtroppo non si può nascondere questo altro lato) ha un grosso problema con lo smaltimento dei rifiuti. Purtroppo abbiamo visto riversarsi anche in mare una quantità indescrivibile di plastica. La plastica comporta la morte in mare e questo è sicuramente un aspetto che questo paese dovrà affrontare a breve.

La risorsa economica principale di tutto l’arcipelago è il turismo. Le isole vengono date in concessione a società estere che vi costruiscono i resort e lo gestiscono per un certo numero di anni. Al termine della concessione, l’isola e tutto ciò che vi stato costruito ritorna in possesso del governo maldiviano che solitamente rinnova la concessione o la affida ad un’altra società. Appena dopo il turismo si trova la pesca.

Noi abbiamo trascorso due giorni a terra visitando prima Malé e poi Hulhumalé. Vi racconto cosa abbiamo visitato.

Un giro tra le moschee della capitale Malè, dove ce ne sono circa una ventina, è qualcosa da mettere sicuramente in programma considerando che l’Islam è la religione del paese e vi ricordo che questo è un paese al 100%.

La Grand Friday Mosque e il Centro Islamico 

La cupola dorata della Grande Moschea del venerdì domina lo skyline di Malé, di cui è un vero e proprio simbolo, ed è facilmente visibile arrivando dal mare. Entrando nel porto di Malé vedrete scintillare al sole la cupola dorata, e svettare il minareto, uno degli edifici più alti e avveniristici della città.

Il minareto è la torre, presente in quasi tutte le moschee, dalla quale il muezzin cinque volte al giorno chiama alla preghiera i devoti di Allāh.
Come il campanile cristiano, il minareto serve a far arrivare il più lontano possibile il segnale che scandisce la giornata liturgica. Nell’Islam esso è strettamente funzionale ai “momenti d’elezione” in cui deve essere validamente assolto l’obbligo della preghiera islamica, detta ṣalāt.

Il giorno più importante per la religione islamica è il venerdì. Il venerdì islamico, o musulmano, è il giorno in cui i musulmani si recano alla moschea per le preghiere pubbliche.
Il venerdì è il “giorno dell’assemblea” in ricordo del fatto che la preghiera e meditazione del Profeta alla Mecca avvenivano alla chiusura del giorno del grande mercato. Ogni musulmano ha l’obbligo di pregare cinque volte al giorno con orari e regole precise. Le cinque preghiere canoniche devono essere recitate in arabo.

Le preghiere obbligatorie si recitano all’alba, a mezzogiorno, al pomeriggio, al tramonto e di notte, in tempi precisi.
Ognuno dei cinque momenti giornalieri della preghiera ha dei precisi tempi di inizio e di fine. Variano leggermente di giorno in giorno perché dipendono essenzialmente dal sorgere e dal tramontare del sole.
L’appello alla preghiera è lanciato dal muezzin dall’alto dei minareti, di solito attraverso degli autoparlanti installati in cima allo stesso, in modo che il suo richiamo sia udibile a tutti.

La preghiera che è accompagnata da una serie di precisi movimenti del corpo previsti dalla Legge islamica, deve essere effettuata rivolgendosi verso La Mecca, (prima della conquista del Profeta della città santa nella sua predicazione imponeva che fosse la Città Santa di Gerusalemme).

La Grande Moschea del Venerdì è moschea più grande del Paese, visto e può ospitare più di 5000 fedeli, e colpisce soprattutto per il suo aspetto sobrio e disadorno. È infatti realizzata in marmo bianco e priva di decorazioni. La sala principale della moschea possiede pannelli e porte in legno intagliato, un tappeto appositamente tessuto per poter ricoprire una superficie così grande.

Il più famoso palazzo architettonico di Malé è il centro islamico situato su tre livelli, aperto nel mese di novembre del 1984. Comprende, oltre alla moschea una sala riunioni e una biblioteca.

Una delle uscite della moschea sbuca verso la piazza principale della città Jumhooree Maidhaan (Piazza della Repubblica). Anche qui appare subito il colore, dei giardini, dei palazzi, del mare situato di fronte e addirittura delle strisce pedonali che qui sono tinteggiate di un giallo molto intenso.

Questa piazza, che affaccia sul mare, è stata costruita di recente per creare un luogo in cui la popolazione potesse incontrarsi. Sull’estremità orientale del quadrato è presente il pennone con la bandiera maldiviana e tutto il quartiere generale della sicurezza nazionale con gli uffici del presidente e il Parlamento.

Hukuru Miskiy – Old Friday Mosque (La Vecchia Moschea del venerdì)

Per me è stata sicuramente la più affascinante da visitare. Io l’ho trovata bellissima, un luogo che mi ha suscitato una forte emozione.

Fuori da questa moschea un cartello indica come e chi può accedere alla visita della stessa nel rispetto della cultura e religiosa maldiviana. Sono riuscita ad entrare poco prima del momento della preghiera, ma sono stata invita ad uscire appena iniziato il momento della preghiera perché non appartenente alla religione islamica.

 

La vecchia moschea del venerdì è la moschea più antica del Paese (risale al 1656).
Questa moschea è molto importante da visitare per vedere la vera atmosfera e l’architettura delle vecchie Maldive.
Le opere curvilinee in legno, le opere d’arte curvate in pietra sono fatte a mano senza macchinari o utensili motorizzati. Dal punto di vista architettonico, è uno degli edifici più importanti di Male. La vera particolarità di questo edificio religioso sta nelle pareti decorate con intarsi corallini di grande prestigio.

All’esterno di tutte le moschee ci sono sempre i Lavacri, perché prima di iniziare a pregare è necessario procedere ad un atto di purificazione.

La moschea fu costruita sulle fondamenta di un vecchio tempio buddista (le Maldive prima della conversione all’Islam erano buddiste) rivolto a ovest, questo spiega il suo orientamento anomalo rispetto a quello abituale dei luoghi di culto islamici (verso la Mecca). Inoltre questa sua struttura che dall’esterno ricorda ancora in qualche modo un tempio buddista la rende assolutamente diversa e molto particolare, rispetto alle altre moschee presenti nell’arcipelago.

Si tratta di una magnifica struttura in pietra corallina sulla quale sono stati incisi i versetti del Corano e altre fini decorazioni. Pareti bianche di corallo su cui vi sono incisioni raffigurative e scritte. È rinomata per il suo splendido interno con pannelli in legno dagli elaborati intagli, uno in particolare ricorda l’introduzione dell’Islam nell’arcipelago maldiviano.

L’edificio è completato da minareto bianco e blu e dal piccolo cimitero con tombe di antichi sultani posto a ovest.

Di fronte alla Moschea del Venerdì è presente il Medhu Ziyaarath, la tomba di Al Barbari, un marocchino creduto essere responsabile nel convertire i Maldiviani all’islam nel 1153 con un piccolo giardino botanico in cui potrete vedere le ninfee.

Vicino a questa moschea, sul lato opposto della strada il Mulee-Aage, una palazzo molto colorato usato una volta come residenza ufficiale del presidente oggi svolge le principali funzioni ufficiali e viene utilizzato per ospitare i capi di stato stranieri in visita.

Il Sultan Park è un parco recentemente rinnovato in stile moderno ed eclettico, molto curato e pulito, una oasi di pace, in una città frenetica e molto rumorosa. L’ingresso è a pagamento. Troverete tantissimi giochi per bambini e una ricchissima vegetazione, piante e fiori di ogni genere molto curati. Qui gli abitanti di Malé portano i loro bambini a giocare. Noi non siamo stati di sera, ma pare che vi siano delle fontane illuminate e con dei giochi di acqua e di colori. Si trova dietro il National Museum e vicino al Palazzo del Sultano.

Il National Museum della città custodisce, invece, una collezione di oggetti che ripercorrono la storia delle Maldive.

La strada principale di Malè, Chandani Magu, è caratterizzata da un complesso di negozi di souvenir, non a caso è denominata anche Singapore Bazaar, ove è possibile trovare i più svariati articoli dell’artigianato locale. In quest’area si trovano anche il mercato del pesce e il mercato locale, dove vengono venduti i prodotti locali: verdure, frutta, patate, dolci, pacchetti di dolciumi, noci, caschi di banane e ancora pesce fresco, pesce secco e affumicato.

Il Mercato del pesce e il Mercato di frutta e verdura

Spostandosi poi verso la zona del porto si trova Il Mercato del pesce e il Mercato di frutta e verdura.
Quello che colpisce di questo angolo di città è l’intensità dei colori. Le barche dei pescatori ancorate al porto hanno dei colori estremamente accesi e vivaci. Di fronte ai due mercati la vite scorre nei colori più intensi di questa capitale.

Il mercato del pesce è una tappa imperdibile della visita alla città di Malé e uno dei luoghi più autentici delle Maldive. Vi dico subito di non andarci se siete troppo sensibili o facilmente emozionabili. Non andateci se siete degli animalisti.

L’attività tradizionale della popolazione maldiviana è la pesca. Il pescato, formato in prevalenza da tonni, squali, barracuda e marlin, viene consumato o conservato essiccato per l’esportazione.

Qui potrete osservare il viavai di pescatori che portano il pescato giornaliero dal vicino porto. Lo trascino direttamente dalla barca per la strada e lo portano nelle vasche dentro questo edificio che è un grosso porticato aperto.

Non ho mai visto dal vivo e così da vicino dei pesci così grandi in tutta la mia vita. Non ho mai visto un mercato del pesce con così tanti pescatori squartare letteralmente in più pezzi ogni tipo di pesce.

Qua funziona così.
Il pesce viene esposto nelle numerose vasche presenti. Ogni vasca ha un pescatore diverso seduto su una seggiola. L’acquirente sceglie il pesce che gli interessa direttamente da qui, viene poi pesato e a questo punto si tratta il prezzo in un tavolino di legno situato al centro del mercato, che funziona da cassa generale e assomiglia tanto ad un banco dei pegni. Una volta pagato il pesce viene spostato nel “reparto” alle spalle della cassa generale dove troverete una lunga fila di banconi in cui tantissimi uomini tagliano, puliscono e preparano il pesce in filetti e in piccoli tagli per essere trasportato e pronto per poi essere cucinato.

L’immagine che è piena di colori intensi anche qui, appare agli occhi un po’ forte qualcuno direbbe cruente ma in realtà questi uomini dai tratti del volto così duri stanno solo svolgendo il loro lavoro di pescatori.

Di fronte al Fish Market ecco invece il Fruit Market.
Basta attraversare una strada ed entrare in questi grossi capannoni di lamiere.
Il ricco mercato ortofrutticolo offre uno spettacolo di colori e tanti sapori diversi da assaporare, girovagando nel dedalo dei banchetti, tra venditori vocianti e clienti.
Moltissima frutta e verdura è importata alle Maldive. L’agricoltura, risentendo della scarsità di terreno coltivabile, è caratterizzata solo da piccole piantagioni di palme da cocco, platani (le bananine verdi) e poco altro.

Per pochissime rufiyee potrete passare da un banchetto all’altro e assaggiare qualunque frutto vedete esposto. Vi faccio un elenco di tutta la frutta che abbiamo assaggiato.

Il Dragon Fruit o La Pitaya o il frutto del drago è tra i più anomali e bizzarri fra i frutti tropicali. È bello da vedere e ammetto che è tra i miei preferiti forse anche per il suo colore molto femminile.
Assomiglia a una palla di fuoco e il suo involucro ricorda le fiamme sputate dalle fauci del drago. Esternamente è di colore rosa intenso, fucsia, mentre all’interno presenta una polpa bianca cremosa con dei semini neri commestibili.
Il gusto si avvicina a una combinazione insolita tra kiwi e pesca, il sapore è delicato e acquoso.
Ciò che colpisce di questo frutto tropicale è la bellezza del suo fiore: si apre solo la notte e come le farfalle, ha una vita brevissima: dura solo un giorno.

La guava o “prugna di sabbia” è grande quanto un pugno e la polpa a seconda delle varietà può essere di diversi colori, dal bianco, al giallo e al rosso. È burrosa e ricorda la consistenza della pera, il sapore è dolce ed esotico, tipico dei frutti tropicali. La guava ha una concentrazione elevatissima di vitamina C.

Il Mango, la Papaya e l’Avocado, sono tra tutti i frutti tropicali più amati al mondo.
Io di mango e avocado vado letteralmente pazza.

Il Platano meglio conosciuto come banana verde, questo frutto tropicale fa parte della stessa famiglia delle banane, ma si distingue per la caratteristica buccia verde, per la polpa più soda e compatta e per il fatto che non può essere mangiato crudo, bollito o fritto e il suo sapore è simile a quello della patata. Qui le banane le vendono a caschi e noi ne abbiamo comprato uno intero per la nostra cambusa in barca.

Il Rambutan è un frutto esotico della consistenza di un acino d’uva dalla polpa dolce ed estremamente delicata.
Cugino del Litchi per crescere ha bisogno di un clima umido e tropicale, così come palesemente richiama il suo aspetto esotico e atipico. È un frutto tropicale di colore rosato nella parte esterna, rugosa e pelosa, mentre all’interno la polpa è bianca, carnosa e succosa e il gusto ricorda quello dolce-acidulo dell’uva e delle fragole. In Cina è considerato un portatore di buon auspicio e viene regalato a inizio anno per augurare fortuna.

Il Tamarindo, il “dattero dell’India”, è un frutto molto zuccherino. A me mangiato puro così non è piaciuto moltissimo. I frutti sono delle bacche ricoperte da una gelatina dal sapore molto intenso e contenute dentro un bacello. Si ricava un succo che può essere usato come bevanda oppure nella preparazione di cocktail.
Ve lo ricordate lo sciroppo e il ghiacciolo al tamarindo?

Lo Starfruit o Carambola, viene dai vicini Sri Lanka e dell’India. Il frutto ha una forma ovale ed è caratterizzato da cinque creste prominenti, le cui intersezioni formano una sezione a stella a cinque punte. La pelle è liscia e cerosa e la polpa è succosa e carnosa e ricorda vagamente quella di una prugna con una punta del sapore del cetriolo e del sedano.

Ed infine il Pandanus. Questi frutti li vedi davvero ovunque. Sono esteticamente molto belli e sembrano delle grosse lanterne appese, ricordano vagamente l’ananas, anche se sono arancioni. I frutti che si staccano uno ad uno sono una specie di corteccia dal sapore molto fibroso ma molto nutriente.

Per capire un popolo, la loro cultura e la loro religione è necessario scoprire e vivere la loro realtà, la loro quotidianità e questi due mercati sono il luogo perfetto per fondersi a questa popolazione.
Se passate a Malé capitale segnateli sulla vostra agenda, imperdibili entrambi.

Un’altra caratteristica di Malé è che non ci sono spiagge, ma muretti che circondano l’isola da tutti i lati.
La spiaggia la trovate a Hulhumalé.
Tuttavia, in una zona di recente costruzione, è stata ricavata una spiaggia artificiale, che è diventato un luogo di incontro e di socializzazione per gli abitanti di Malé.

Si tratta di Rasfannu Beach, un bacino artificiale di nuova costruzione attrezzato e molto moderno. Qua si trovano ristoranti e caffè lungo questa passeggiata fronte mare, dove la sera è possibile trovare un po’ di refrigerio, lontani dai rumori e dalla confusione del centro di Malé.

LA RELIGIONE ALLE MALDIVE

Scriviamo di uno dei lati che viene meno raccontato delle Maldive, la sua religione:l’Islam.
Qui hai proprio la sensazione che l’Islam non sia più semplicemente una religione.

L’islamismo imperante, la persecuzione religiosa e la proibizione a qualunque forma di libertà, fanno da contrasto con gli atolli dalla sabbia bianca e ai resort di lusso, all’interno dei quali tutto è consentito in qualità di turista, al di fuori dei quali, invece vige la più stretta Sharia.

Se metti piede da turista fuori da un resort in una città come Malé, capisci, vedi.
Alle donne è proibito molto, anche fare il bagno in costume. Se vuoi fare il bagno a Hulhumalé beach, dove siamo stati noi gli ultimi due giorni, se sei donna come me devi coprirti. Li non sei più una turista, diventi viaggiatore.

Non vi è traccia di alcool in nessuna forma al di fuori dei resort. Se vuoi procurarti una birra attraverso gli armatori delle barche devi farne richiesta e pagare una birra circa 5 euro a lattina. In città non lo puoi chiedere, non lo devi chiedere. Qua si beve latte di cocco direttamente dalla noce di cocco, oppure bevande energetiche.

Alle Maldive non vi è libertà religiosa. Qualsiasi apertura di chiese è severamente proibita; il divieto di pregare qualsiasi altra fede diversa dall’Islam e possedere o esibire in pubblico simboli o libri di altre religioni, come crocifissi e la Bibbia, è punito con il carcere. Questi precetti valgono anche per gli stranieri che, se trovati con delle Bibbie o dei crocifissi in pubblico, devono essere consegnati al Ministero dell’immigrazione rischiando di essere espulsi. Un non musulmano non può divenire cittadino delle Maldive.
Se vuoi vivere o lavorare qua ti devi convertire all’Islam.

Vi è l’obbligo di “inculcare l’obbedienza all’islam”, punendo chiunque provi a promuovere un’altra religione. La responsabilità penale è fissata ai 10 anni di età ma, in alcuni casi come furto, fornicazione, consumo di alcol e apostasia, viene applicata a partire dai 7 anni. Per alcuni di questi reati vige la pena di morte.

Le Maldive sono una Repubblica presidenziale. Il Presidente è il capo dello stato, delle forze armate, nonchè la suprema autorità religiosa. In passato la religione professata nelle varie isole era il Buddismo.

La conversione all’Islam avvenne, secondo una leggenda, per merito di Abul Barakat Yoosuf Al Barbary, un erudito islamico, che visitò le Maldive durante il periodo in cui la gente viveva nel terrore del “Rannamaari”, un demone di mare, che si dice uscisse dalle acque una volta al mese e minacciasse morte e distruzione se non veniva sacrificata una vergine. Le sventurate ragazze prescelte per il sacrificio venivano portate al calar della sera in un tempio vicino alla spiaggia e ritrovate morte al mattino successivo. Un giorno venne scelta la figlia del proprietario della casa ove Abul Barakat Yoosuf Al Barbary era ospite: l’erudito decise di salvarla. Travestito da donna trascorse la notte nel tempio recitando continuamente il Corano, sino alla mattina successiva. Quando il re venne a sapere che il demone era stato sconfitto con la forza del Corano, ordinò a tutte le persone di seguire questa religione. Da quel momento vennero abbattuti tutti i templi buddisti e fu eretta la prima moschea di Malè

HULHUMALÉ BEACH

Come vi dicevo all’inizio Malé è una città sovraffollata, lo spazio a disposizione dei cittadini è ormai arrivato al minimo sopportabile, così vicino all’isola di Malé è stata costruita una nuova isola, Hulhumalé, nata bonificando il reef dell’aeroporto.

I lavori stanno proseguendo e pare che tra circa trenta anni potrà arrivare ad ospitare fino a 100000 abitanti (stipati a Malé oggi abitano 85000 persone).

Hulhumalé è la parte residenziale e “beach”. La zona in cui sorgono uno di fianco all’altro piccoli hotel e strutture turistiche e locali dove soggiornare per un paio di giorni se si vuole visitare l’isola di Malé.
Tutti gli hotel affacciano sull’Oceano Indiano.

Hulhumalé al momento appare come una stretta cittadina sull’oceano dove tutto è in continua fase di evoluzione e nuova costruzione. Tantissimi i cantieri aperti.
Noi abbiamo soggiornato al Rivethi Beach Hotel per poco meno di 40 euro al giorno, compreso il servizio di trasferimento all’aeroporto, il giorno del rientro in Italia. Devo dire che ci siamo trovati assolutamente bene.
Di fronte all’hotel una serie di fitte palme con dei tavolini perfettamente all’ombra per ripararsi nelle ore calde e poi davanti Oceano. Sicuramente i colori non sono gli stessi degli atolli, ma devo dirvi che due giorni qui non sono state assolutamente male. Guardate la spiaggia davanti l’albergo.

La sera è molto bello camminare lungo il mare o bere qualcosa nei numerosi tavolini sulla spiaggia dei locali.
L’unica nota dolente è un po’ troppa immondizia a cielo aperto che rovina il paesaggio e il fatto che in questa spiaggia che è pubblica sia vietato alle donne fare il bagno in bikini. Se volete prendere il sole in spiaggia o fare il bagno dovrete usare una maglia e dei pantaloni. Regole.

Il collegamento verso Malé è garantito con un piccolo traghetto che parte ogni 20 minuti oppure da non molto tempo con i taxi che per 100 rufiyee maldiviane (6 euro) vi porteranno nella capitale in meno di 10 minuti.
Ad agosto 2018 è stato inaugurato il China-Maldives Friendship Bridge il ponte che collega la città di Male con Hulhulé, l’isola dell’aeroporto e Hulhumalé, alle Maldive.

Praticamente l’aeroporto delle Maldive è situato su una piccolissima isola che si chiama Hulhulé a poca distanza dalla città, isola di Malé, e che fino a poco tempo fa era raggiungibile solo in barca. Il ponte lungo circa 1,5 chilometri è stato realizzato con il supporto economico e logistico del governo cinese
Il ponte servirà per collegare la sempre più sviluppata isola di Hulhumalé, vicinissima sia all’aeroporto che a Malé, che negli ultimi anni ha subito un grande cambiamento.
Oggi è infatti molto apprezzata dai maldiviani che la preferiscono alla caotica Malé e ha visto crescere in breve tempo il numero di hotel, realizzati per i turisti in transito nella capitale.

Se volete fare un giro a Hulhumalé, oltre alla lunga spiaggia sull’oceano con tutti i locali direttamente “on the beach” potrete visitare anche qui il mercato della frutta locale, meno caotico e molto più piccolo di quello della capitale. Anche qui abbiamo assaggiato di tutto.

Hulhumalé, per quanto possa sembrare assolutamente poco probabile per una questione culturale e religiosa, in qualche modo sembra agli occhi ricordare un po’ una “Miami beach” in miniatura, più stretta.
Gli hotel sull’oceano, le palme, le canoe e tantissimo colore.

Vi segnalo infine un’angolo molto carino che troverete più o meno a metà della lunghezza della spiaggia.
Una piccola capanna di “libri da leggere”. Un angolo dove sedersi di fronte all’oceano per leggere un buon libro.

“Use log book to borrow or request books” 
Utilizzare il registro per prendere in presto o richiedere i libri.

“Donate”
Regala

Quindi potete andare a questa capanna sull’oceano e decidere se scegliere di leggere uno dei libri presenti, se non ne avete portato uno con voi, oppure leggere il vostro e poi lasciarlo qua, in riva al mare a disposizione di un viaggiatore.

Un’idea geniale, un’idea che un po’ profuma di salsedine e libertà. Il sapere rende liberi.

E COSA HAI MANGIATO ALLE MALDIVE?

Durante la navigazione abbiamo cucinato tutto quello comprato al supermercato e ai mercati prima di partire.
Abbiamo fatto un ottima cambusa con cui abbiamo vissuto tranquillamente e abbondantemente in dieci per sette giorni. Abbiamo pescato molto pesce in navigazione e siamo riusciti a impastare il pane tutti i giorni e a farci qualche torta per la colazione.

Una volta scesi a terra io amo cercare cibo locale per strada o ai mercati. Non si può lasciare un continente senza avere assaggiato il suo cibo. Dai sapori del cibo si può capire molto di un popolo.

Gli alimenti principali della cucina di questo paese sono il riso e il pesce, tanto tonno e marlin, mentre la carne si consuma solo in occasioni particolari, e principalmente carne di pollo.
Fra le specialità, le più diffuse ci sono pesce fritto, pesce al curry e zuppa di pesce molto speziati.
I piatti risultano essere spesso piccanti e insaporiti con spezie di ogni genere soprattutto zenzero e curry, conosciuto come riha, coriandolo, cumino, che vengono davvero molto utilizzati insieme al riso.

A fine pasto si consuma in genere la noce d’areca che consiste in una noce unita a foglie fresche di betel, cosparse da succo di lime e spezie.

A Malé capitale troverete ristorantini oppure piccoli caffè chiamati hotaa. Noi siamo stati  in uno di questi localini in pieno centro dove eravamo gli unici turisti.

Un caffè costruito su tre piani di legno. A noi hanno riservato l’ultimo piano immerso nel verde, un gesto di estrema ospitalità e di benvenuto. Abbiamo mangiato pollo, verdure e noodles.

Per capire un popolo è necessario provare a mangiare cibo locale e devo dire che in generale io amo molto il cibo asiatico, in particolare il cibo indiano, adoro riso e spezie, e se avete dei dubbi ve la cavate sempre con del pollo e delle verdure cotte.
Per precauzione io preferisco non bere acqua o bibite con ghiaccio.

A Hulhumalé invece sono presenti molto ristoranti turistici, alcuni fast food e sulla spiaggia delle piccole griglierie.

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