Chi passeggia una giornata per le vie di Bologna, tra gli odori carnosi e brodosi dei ristoranti, tra gli odori cremosi delle pasticcerie, nel riverbero rosso delle sue mura e torri, in un’atmosfera, direi, da re, dame e fanti bonari e ghiotti da mazzo di carte, tra gli esemplari di un gotico tra i più belli che l’Italia abbia elaborato, finisce in uno stato di euforia, quasi di gioia irrazionale; tutto è permesso qui, fuorché la secchezza critica.
(Guido Piovene)

La Dotta, la Rossa, la Grassa: così è definita Bologna, capoluogo della ricca Emilia Romagna.
La Dotta, per la presenza di una delle più antiche Università d’Italia che pare sia stata proprio la prima Università nata nel mondo occidentale, l’Alma Mater Studorium.
La Rossa, per il colore che i tetti e le case danno alla città, mantenendo vivi i colori tipici dell’epoca medievale.
La Grassa, perché la cucina bolognese è conosciuta in tutto il mondo ed ha conquistato chiunque vi faccia tappa con la sua gustosissima gastronomia.

Bologna concentra molte delle sue bellezze nel centro della città e può essere visitata facilmente a piedi.
Potrebbe quindi essere una tappa perfetta anche per una giornata “fuori porta”.
La stazione centrale, dove è ovviamente presente l’alta velocità, è vicinissima al centro.

Io amo molto il capoluogo emiliano, ha una identità molto forte e mi capita di sovente di passare una giornata a Bologna. Bologna è “tanta”. Adoro gli emiliani e anche i romagnoli, attenzione non sia mai però confonderli, e come vi ho già detto in altre occasioni, negli ultimi due anni l’Emilia Romagna mi ha regalato grandi amici e tanti bei legami nuovi.

In questo articolo vi creo un percorso che potete fare in un giorno oppure con più calma in un fine settimana.
Vi parlerò come sempre un po’ di più dei miei “luoghi preferiti” dei posti in cui preferisco sedermi a mangiare e a bere uno spritz.

Via dell’Indipendenza collega la stazione Bologna Centrale con il centro della città.
Si tratta di una bella passeggiata di circa 20 minuti da fare sotto i portici.

I CANALI DI BOLOGNA E LA FINESTRELLA DI VIA PIELLA

Dal mio punto di vista di “viaggiatrice di mare” questo è il primo posto da visitare una volta arrivati a Bologna, prima di perdersi tra i profumi e la ricchezza del suo centro storico.
Percorrendo Viale Indipendenza, lasciandovi la stazione alle spalle, appena dopo il monumento a Garibaldi, basta fare una deviazione a sinistra su via Righi. Dopo cento metri sulla vostra destra ecco Via Piella con i suoi racconti di “acqua”

Certo trovare il mare a Bologna sembrerebbe impossibile, ma quando mi sono documentata su Bologna ho scoperto che tantissimi secoli fa era navigabile e addirittura era possibile raggiungere Venezia via “acqua”.

Il sottosuolo di Bologna nasconde un segreto, quello di una città che per secoli fu una piccola grande Venezia, che ora è in gran parte nascosta.
I canali contribuirono decisamente allo sviluppo economico di questa città e ne determinarono la storia urbanistica. Le acque erano allo stesso tempo fonte energetica e mezzo di comunicazione.

Sulla sua rete di vie d’acqua seppe diventare una potenza economica anche grazie alla seta. Si perché per ben tre secoli tra il Trecento e il Settecento, la Via della Seta passò anche da Bologna.
Il Canale di Reno alimentava mulini, filatoi di seta, tessitoi, segherie e magli.

Lo scorcio più suggestivo di questa Bologna insolita lo si scopre aprendo una finestrella che si trova in Via Piella. Una finestrella colorata che si affaccia su un luogo magico, il Canale delle Moline, usato per secoli per alimentare i mulini ad acqua con cui si lavorava. Il tratto del Canal Reno che scorre tra le abitazioni si scopre aprendo la sua piccola anta rosso mattone e ci si trova davanti uno scorcio da cartolina.

I turisti spesso non visitano questa zona.  Il comune sta approntando un’apposita segnaletica, i cartigli blu, per riportare alla luce i percorsi dei canali di Bologna. Qua e là, in giro per il centro storico, si scorgono chiuse, torrenti seminascosti, si sente il rumore dell’acqua ma non la si vede.

BIBLIOTECA SALA BORSA

Ritornando su Viale Indipendenza e proseguendo la passeggiata sotto i suoi caratteristici portici ci si trova in pochi minuti in Piazza Nettuno davanti alla Fontana del Nettuno, uno dei simboli della città, sormontata dalla statua in bronzo che ritrae il dio greco del mare.

La nudità del Nettuno e delle sirene nella fontana sottostante, che spruzzano acqua dai capezzoli, furono oggetto di
scandalo e polemiche nella bigotta società dell’epoca in quanto considerate turbative della morale pubblica. Nonostante i ripetuti tentativi di coprirle, non se ne fece mai nulla.

In piazza del Nettuno sorge Sala Borsa, uno dei luoghi preferiti dai bolognesi, e devo dire anche uno dei miei luoghi preferiti. Si tratta di una grande biblioteca pubblica in cui leggere libri, riviste e giornali, ascoltare musica oppure fermarsi a sedere sulle poltrone. L’ingresso è gratuito e fruibile da tutti. Ve lo riscrivo: l’ingresso è GRATUITO PER TUTTI.

La Biblioteca si trova all’interno di Palazzo d’Accursio.
Le vicende di questo edificio sono particolarmente affascinanti. Una volta edificio civile, poi giardino per piante medicinali, orto e poi prato per esercitazioni militari. Dal 1886 al 1900 Sala Borsa cittadina.
Dopo la sua chiusura questo edificio iniziò ad acquisire la destinazione polifunzionale e sociale a servizio del cittadino che mantiene ancora oggi. Mensa, banca, teatro dei burattini, palestra.

L’inaugurazione dell’attuale biblioteca risale al 2001. La cosa incredibile è il suo accesso gratuito e fruibile per tutti. Cittadini e turisti. La libertà di informarsi e di studiare qui a Bologna è una possibilità data a tutti.

Dall’ingresso si accede al grande salone a padiglione, una piazza coperta dal pavimento in ghisa e vetro.
Essa custodisce, al di sotto della pavimentazione trasparente, alcuni reperti archeologici appartenenti a varie civiltà.
Un luogo di incontro “la piazza coperta” che vuole un po’ riprendere la vicinissima Piazza Maggiore.

Per i Bolognesi il concetto di socializzazione, incontro e condivisione fa parte delle radici e della cultura di questo popolo. A fare da unione ai quattro piani di questo complesso (compreso quello interrato) gli scaffali della biblioteca multimediale. Ogni piano a caratteristiche e funzioni diverse ed ogni piano si affaccia grazie alle sue balconate sulla sottostante piazza coperta.

Se passate da Bologna non potete dimenticare di passare da Sala Borsa. Da segnare in agenda!

PIAZZA MAGGIORE E LA BASILICA DI SAN PETRONIO

Uscendo da Sala Borsa lo sguardo viene catturato dall’imponente Basilica di San Petronio.

Cuore pulsante della città, Piazza Maggiore, o Piazza Grande come la chiamano i bolognesi e la cantava Lucio Dalla, è il centro della vita di Bologna. Piazza Maggiore per un bolognese è come dire casa, è semplicemente “la Piazza” in segno di confidenza e di una forte identità e radici culturali.

Qui si affacciano i più importanti edifici della città medievale: Palazzo Comunale, Palazzo dei Notai, Palazzo dei Banchi, Palazzo Podestà e l’imponente Basilica di San Petronio.

Il Crescentone “la grande focaccia” è la vasta piattaforma, alta circa 15 cm che segnala la parte centrale di piazza Maggiore. È da qui che bisognerebbe ammirare tutta la meraviglia di Piazza Grande.

Una delle prime cose che ti dicono i Bolognesi è “sali sul Crescentone e ruota su te stesso di trecentosessanta gradi”
Questo è il punto ideale per guardare la celebre basilica di San Petronio, uno degli incanti della quale, consiste nel fatto che evidentemente non è finita. La sua facciata è il segno più esplicito di questa incompiutezza. Forte il contrasto tra la parte sottostante rivestita in pietra d’Istria e marmo rosso di Verona.

La Basilica di San Petronio è la chiesa più importante e imponente di Bologna, una delle più grandi del mondo: è lunga 132 metri, larga 60 e alta 51. Merita senza ombra di dubbio una visita all’interno, è simbolo e orgoglio della città. La Basilica ospita le reliquie del Santo che fu Vescovo di Bologna.

I lavori di costruzione della Basilica iniziarono nel 1390 ma andarono avanti per secoli e non vennero mai finiti.
L’interno è in stile gotico a tre navate, ma una delle caratteristiche principali, che non potrete far a meno di notare e che a me affascina molto, è la Meridiana costruita dal Cassini per dimostrare che era la Terra a girare intorno al Sole, e non viceversa come si credeva un tempo.
La meridiana tracciata sul pavimento sotto la navata sinistra, ogni giorno accoglie un raggio di Sole proveniente da un foro posto sulla volta. L’idea è legata all’astronomo Giandomenico Cassini, che nel 1655 mise in pratica i suoi studi realizzando quella che è, ad oggi, la più grande meridiana in luogo chiuso al mondo, che raggiunge i 66 metri di lunghezza.

L’ingresso è gratuito ma per fotografare occorre pagare un ticket di 2 euro.

Dalla piazzetta sul retro della Basilica, piazzetta Galvani fino a quando non finiranno i lavori di ristrutturazione del tetto, troverete un montacarichi che per tre euro vi porterà in cima al tetto di San Petronio da cui potrete ammirare la città. Bellissima con i suoi tetti rossi visti da quassù.

Pare che la Piazza porti sfortuna agli studenti che frequentano la celeberrima Università bolognese. Secondo la leggenda non bisogna mai attraversare la Piazza passando per il centro, ma sempre costeggiandola, perché altrimenti si può dire “Addio” alla tanto ambita laurea.

PALAZZO DELL’ARCHIGINNASIO 

Poco lontano da San Petronio, guardando alla sua sinistra, ecco il Palazzo dell’Archiginnasio, uno di quei posti dove alzando la testa all’insù rimarrete assolutamente senza parole.

Il Palazzo dell’Archiginnasio fu costruito a metà del 1500, con lo scopo di riunire l’insegnamento universitario in un’unica sede. L’edificio cessò la sua funzione universitaria nel 1803. A partire dal 1838 è sede della Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio, la più grande dell’Emilia-Romagna, che conserva importanti testi nelle discipline storiche, filosofiche, politiche, letterarie, artistiche, biografiche e bibliografiche.

Se avete letto un po’ dei miei articoli avrete notato che quando visito le città adoro andare alla ricerca delle librerie e delle biblioteche, che poi vi segnalo nei miei articoli. È una caratteristica di molti dei miei viaggi.

La sorpresa più grande si ha entrando all’interno del palazzo, dove pareti, soffitti e scaloni sono elegantemente affrescati: non si riesce a smettere di ammirarli.
L’edificio dall’esterno è molto scenografico, in quanto presenta un lungo portico di 30 arcate.
Il palazzo è strutturato su due piani con porticata anteriore e cortile centrale a doppio ordine di logge.

Al piano superiore del palazzo sono collocate anche le antiche sale di studio dei Legisti (diritto civile e diritto canonico) e degli Artisti (filosofia, medicina, matematica, scienze fisiche e naturali). Le rispettive aule magne sono la Sala dello Stabat Mater e la Sala di Lettura dell’odierna Biblioteca Comunale.

La spettacolare Sala dello Stabat Mater venne, così chiamata a ricordo della prima esecuzione nazionale dell’omonima opera di Gioachino Rossini tenutavi nel 1842 è decorata con meravigliosi dipinti sui muri e circondata da librerie colme di volumi.

Un altro pezzo forte del Palazzo dell’Archiginnasio è il Teatro Anatomico, costruito in legno d’abete con soffitto a cassettoni. Esso veniva utilizzato per le lezioni di anatomia.
È caratterizzato da una cattedra, dove sedeva il professore, sovrastata da un baldacchino retto da due statue di uomini nudi e privati della pelle, detti “gli spellati”.

Le numerose statue che decorano le pareti rappresentano medici dell’antichità e della contemporaneità, in busto se ritenuti figure minori, a figura intera se considerati eminenti luminari. Le due statue principali, alla destra dell’entrata, raffigurano Ippocrate e Galeno, rispettivamente il più importante medico greco e il più importante medico romano.

Il Teatro Anatomico e la sala dello Stabat Mater sono aperti con ingresso a pagamento. La sala di lettura della biblioteca pubblica invece è aperta solo agli iscritti.
Pare che sia una delle sale letture più belle di tutta Europa.

LE VIE DEL QUADRILATERO BOLOGNESE

Tra la Piazza Maggiore e le Due Torri, Bologna è frenetica. Si corre per le stradine del Quadrilatero, con i suoi negozi, le sue botteghe, le osterie, i portici, si passeggia sotto il portico del Pavaglione meta preferita nel fine settimana, e in Via d’Azeglio dove si trova la casa di Lucio Dalla.

La zona del Mercato di Mezzo, via degli Orefici, via Caprarie e via Pescherie Vecchie, sono le vie della tradizione e della gastronomia bolognese. In genere io a pranzo mi fermo sempre da queste parti a mangiare.

In via delle Pescherie Vecchie è possibile ammirare il fascino delle botteghe storiche di frutta, verdura e spezie, colori e profumi, per la spesa di tutti i giorni oppure per l’aperitivo, il pranzo o la cena. La via dove abbandonarsi alle emozioni enogastronomiche.

Galleria Cavour invece è l’indirizzo dei negozi e della moda di lusso.

Il centro storico è il cuore della città.

Ed è proprio qui nel cuore del Quadrilatero in Via Ranocchi al n.1 che si trova l’Osteria del Sole, la più antica di tutta la città, uno dei pilastri del mito di Bologna come città di osterie. Tradizione vuole che qui gli ospiti facciano da sé per mangiare, portandosi quello che preferiscono, da accompagnare al vino dell’Oste.

Via d’Azeglio che sbuca su Piazza Maggiore, oltre a essere la via dello shopping è la via del cantautore più famoso di tutta bologna Lucio Dalla.

L’ultima abitazione di Lucio si trova in via d’Azeglio al n.15 dove ora c’è la fondazione a lui intitolata.

Proprio in questa via era facile incontrare il cantautore e ogni giorno alle 18 vi è un appuntamento fisso: la diffusione tramite altoparlanti di una sua canzone curata dal consorzio dei commercianti della strada. In Piazza dei Celestini sulla facciata della sua ultima casa, che fronteggia la chiesa, spicca “L’Ombra di Lucio”, una installazione in rete metallica dedicata a lui.

A ricorrenza del settimo anniversario della sua morte la via è stata completamente addobbata con frasi luminose che riportano per intero tutte le parole della canzone del noto cantautore “L’anno che verrà”. In questa via le canzoni di Lucio risuonano tutto il giorno. Tantissimi gli artisti di strada che con la pianola suonano e cantano lungo la via.

LE TORRI

In meno di cinque minuti da via delle Pescherie Vecchie, costeggiando il quartiere ebraico, ci si ritrova sotto le due Torri simbolo della città.

La Torre degli Asinelli e la Torre Garisenda sono indiscutibilmente i monumenti simbolo di Bologna, vere e proprie bussole che permettono a qualsiasi turista di orientarsi in centro. Le torri, una di fianco all’atra, rappresentano l’eccezionalità, svettante e pendente la prima, mozza e ancora più pendente la seconda.

In loro s’incarna Bologna “la Turrita”
La Torre Garisenda, la più bassa, è alta 47 metri, pende per ben 3,22 e non è visitabile.
La Torre degli Asinelli, invece, è alta 97,20 metri e pende per 2 metri circa ed è visitabile.
Per arrivare in cima occorre salire 498 faticosissimi gradini.

L’unica scalinata disponibile è utilizzata sia da chi sale che da chi scende, e questo rende un po’ difficoltoso l’accesso, ma l’emozione che si prova una volta arrivati lassù è davvero indescrivibile.

Le torri di Bologna sono uno dei tratti distintivi della città. Delle tante torri che vennero costruite, oggi ne restano meno di venti. Queste strutture avevano una funzione sia militare che gentilizia: davano prestigio alla famiglia che ne ordinava la costruzione.

A due passi dalle torri ecco la Piazza della Mercanzia dove in quasi tutte le fasce orarie della giornata troverete un’artista di strada esibirsi. Bologna è città natale di tantissimi cantautori e musicisti. Ed è proprio in questa bellissima piazza e davanti a questo meraviglioso palazzo che vale la pena sedersi sui gradoni di cemento ed ascoltare.

Qui si trova uno dei miei negozi preferiti italiani, forse il più colorato che esista la “Gallina Smilza”.

Ho scoperto questo negozio sempre grazie alla barca a vela. Qualche anno fa stavo cercando dei piatti e dei bicchieri che andassero bene in barca. Dovevano essere in melamina, un materiale plastico duro, molto resistente alle scheggiature, alle rotture e soprattutto alle cadute.

È così che sono finita sul loro sito (https://www.gallinasmilza.it/it/) e mi sono venuti gli occhi a cuore. La grafica e i colori di tutti i set di stoviglie dei prodotti Rice, che sono perfetti in barca a vela, sono uniche e sono dei veri tripudi di colore.

PIAZZA SANTO STEFANO E LE SETTE CHIESE

A questo punto, la sua vicinanza impone un’altra tappa di rara bellezza. Bastano solo cento metri per ritrovarsi in Piazza Santo Stefano, dove sorge il complesso delle “Sette Chiese”: si tratta di una basilica che ne contiene altre sei, di epoca diversa. Un posto davvero unico al mondo. Entrate a visitarle perchè in Italia no esiste un’altro complesso così antico di questo tipo.

La Basilica di Santo Stefano è un insieme di edifici sacri che formano il più noto complesso delle Sette Chiese.
La tradizione indica san Petronio come ideatore della basilica, che avrebbe dovuto imitare il Santo Sepolcro di Gerusalemme, edificata sopra un preesistente tempio dedicato a Iside. Le origini degli edifici sono molto antiche.

La triangolare Piazza Santo Stefano, che di recente è stata riportata al suo aspetto originario, accoglie la Chiesa del Crocifisso, la Basilica del Sepolcro, la Chiesa di San Vitale e Sant’Agricola, il Cortile di Pilato, la Chiesa del Martyrium, il Chiostro Medievale e il Museo di Santo Stefano. Degno di nota è il Cortile di Pilato.

Al Cortile di Pilato, così chiamato per ricordare il luogo dove fu condannato Gesù, si accede uscendo dalla chiesa del Sepolcro. Nei Vangeli, Ponzio Pilato è colui che condanna a morte Gesù.

Il cortile è delimitato a nord e a sud da due porticati in stile romanico con caratteristiche colonne cruciformi in mattone e reca al centro una vasca in pietra calcarea poggiata su un piedistallo il cosiddetto “Catino di Pilato”, così chiamato per ricordare il catino in cui Pilato si lavò le mani.

Tutti edifici molto antichi che, se anche risalgono ad epoche differenti, mantengono una certa omogeneità stilistica, rendendo il complesso il monumento romanico più interessante e meglio conservato di Bologna.

È probabile che il progetto originario del complesso risalga al V secolo quando il vescovo Petronio, dopo un viaggio nella Terra Santa, volle riprodurre nel capoluogo emiliano i luoghi sacri di Gerusalemme.

Ogni secondo Sabato e ogni seconda Domenica del mese (esclusi luglio e agosto) nella bellissima cornice di piazza Santo Stefano si trova lo storico mercatino di antiquariato / vintage che riempe la caratteristica piazza triangolare. Davvero caratteristico e con cose interessanti. Consiglio vivamente di andare a questo mercatino se capitate nella domenica giusta.

Sulla Piazza Santo Stefano affacciano una serie di edifici davvero molto belli. Vale la pena girare la testa all’insù per ammirare Palazzo Salina Amorini Bolognini con i suoi volti che escono dalla facciata rossa.

Da segnalare nella Piazza, l”Osteria Agricola e Vitale” dove sedersi a mangiare e bere nel loro dehors esterno con vista diretta sulla Basilica di Santo Stefano. Di fianco all’osteria “La Sala da Barba”è un salone di bellezza per uomini dal sapore retrò e chic. Impossibile non scattare fotografie a queste due bellissime vetrine.

IL QUARTIERE DEL GHETTO EBRAICO

Il ghetto di Bologna, in pieno centro medievale, conserva, ancora oggi, la propria struttura urbanistica originaria ed è certamente una delle zone più interessanti e suggestive dell’intero tessuto urbano. L’area dell’antico Ghetto ebraico, all’incirca compresa fra via Oberdan e il tratto iniziale di via Zamboni, conserva bene la sua struttura di rione separato dal contesto urbano, dove nel 1556, l’autorità pontificia segregò gli ebrei bolognesi.

Più tranquillo del quartiere universitario, la zona del Ghetto è il vivace e colorato regno di artigiani, della moda e del design.

Un quartiere compreso tra le due torri e il quartiere universitario, formato da un dedalo di stradine che gravitano intorno a via dell’Inferno. Oggi arrivando nel ghetto, è impossibile non rimanere subito affascinati dalle strette stradine e il silenzio di questo quartiere: case colorate con piccole porte e finestre, passaggi sospesi da una casa all’altra, volte ed archi.

In questa zona della città visse la comunità ebraica bolognese fino al 1569 e tra il 1586 e 1593, anno in cui gli ebrei vennero espulsi definitivamente da Bologna e per oltre due secoli fu proibito a qualunque gruppo ebraico organizzato di viverci.

La vita nel Ghetto era dura, le persecuzioni furono brutali e fu imposto agli ebrei il segno distintivo, una rotella gialla sul petto, per gli uomini, e un velo giallo per le donne, lo stesso velo che dovevano portare per strada le prostitute.

Al tempo era un quartiere chiuso da tre cancelli: il primo si trovava all’inizio di via de’ Giudei, il secondo in via Oberdan e il terzo tra via del Carro e via Zamboni (del quale c’è ancora traccia). Questi cancelli erano sorvegliati 24h su 24 da guardie, e venivano aperti all’alba e chiusi di al tramonto.

Via dell’Inferno, strada dal nome tenebroso, è la via principale del Ghetto e lo attraversa per tutta la sua lunghezza: il suo nome probabilmente deriva dal fatto che in particolare questa strada fosse ricca di botteghe di fabbri che, lavorando col fuoco, ricordavano e rievocavano le fiamme dell’inferno.

In via dell’Inferno al numero 16 vi era la sinagoga. Oggi sull’edificio vi è stata collocata una lapide ricordo.

Oggi l’Ex Ghetto Ebraico è una zona che è stata inserita in un progetto di rivalutazione urbana, per promuovere il commercio, rivalorizzare delle aree del centro ma anche sensibilizzare le persone al rispetto dei luoghi. Il simbolo di questo progetto sono delle formelle in porcellana a forma di mano aperta, la rappresentazione ebraica della “Mano di Miriam”, collegata ai cinque libri della Torah, che troverete appese lungo le vie.

Una curiosità: gli ebrei di passaggio a Bologna potevano pernottare solo in un albergo, quello che ancora oggi esiste e si chiama “Al Cappello Rosso”, in via Fusari 9. L’albergo veniva chiamato in questo modo per il cappello rosso che gli ebrei dovevano portare in quel momento storico come segno di riconoscibilità.

Consigliato un giro di shopping tra le meravigliose creazioni di questi artigiani, tra scarpe, vestiti, gioielli e quadri che troverete in questa zona, davvero dal sapore unico, tra le attrazioni più interessanti di Bologna. Tra gli altri punti di interesse: il Museo Ebraico istituzione di primaria importanza per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale della città.

ALMA MATER STUDIORUM

Madre che nutre gli studi, è l’antico motto latino dell’Università di Bologna.
Nel mondo è diventato sinonimo di Università. È considerata la più antica del mondo.

Il quartiere universitario da sempre amatissimo per la popolazione di studenti che lo vive giorno e notte, è vasto sia per dimensioni, sia per la quantità di edifici che lo compongono. L’Università di Bologna è diffusa in diversi punti della città e ha il nucleo principale in via Zamboni con il palazzo del Rettorato.

A Bologna negli anni settanta nasce il DAMS, un corso di laurea in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo, successivamente istituito in molti altri atenei italiani. Un intero corso di laurea dedicato ad argomenti come lo spettacolo, la musica e le arti in genere.

La zona del quartiere universitario è ancora oggi vista come una zona in parte degradata, dove occorrerebbe mettere mano per riqualificare. Una città divisa dalla città, ma all’interno della stessa città. (le ripetizioni sono volute)

DOVE MANGIARE A BOLOGNA

Qui c’è solo l’imbarazzo della scelta. Ogni volta scopro un posto nuovo e devo dirvi che credo non possa esistere un posto a Bologna dove mangiare male.
Il giorno prima di scendere a Bologna io mangio solo dell’insalata perché qui è assolutamente impossibile non mangiare tutte le prelibatezze che questo territorio offre.
Qualche esempio? Tagliatelle al ragù, gramigna panna e salsiccia, tortellini in brodo, lasagne, tigelle e Mortadella Bologna IGP.

La fama gastronomica di Bologna risale al Medioevo, quando l’affluenza di studenti e professori provenienti da ogni parte del mondo rese necessario un arricchimento della cultura gastronomica. La cucina bolognese, come quella emiliana in genere, è varia ed abbondante. Oltre ai famosi tortelli, preparati ancora a mano da esperti pastai e serviti rigorosamente in brodo, pasta all’uovo e carne di maiale sono i protagonisti delle tavole, e dalle diverse combinazioni di questi due elementi nascono alcune piatti tipici.

Tra questi, da citare il ragù, preparato con carni miste di maiale, vitello e manzo; le tagliatelle, preparate con farina e uova; le lasagne, condite a strati alterni di ragù, besciamella e parmigiano e la cotoletta alla bolognese, ricoperta da formaggio e da una fetta di prosciutto crudo. Sempre dalla carne di maiale nasce la mortadella, un salume tipico da cui non solo si ricava il ripieno per i tortelli, ma anche una spuma da utilizzare da accompagnamento per tartine e crostini. Tra i dolci, è da ricordare il celebre certosino: si tratta di un dolce natalizio preparato con miele, mandorle, frutta candita, pinoli, burro, uva sultanina, cannella e cioccolato fondente.

Diciamo che una delle vie che preferisco imboccare verso l’ora di pranzo è via delle Vecchie Pescheria, nella zona del Quadrilatero, di cui vi ho già parlato sopra, dove troverete davvero ogni ben di Dio. Vi lascio qua scritto però un po’ di posti che ho provato provo a metterveli in ordine di preferenza anche se mi diventa difficile.

Sfoglia Rina è un laboratorio artigianale e negozio di pasta fresca con annessa una sala dove poter gustare le loro creazioni, a pochi passi dalle Torri. Tutte le volte che passo da Bologna vengo ad acquistare tortelli, tortellini e pasta fresca da portare a casa e da mettere in freezer per le settimane a venire.

Li ho assaggiati un po’ di tutti i tipi e sono davvero eccezionali. A seconda delle stagioni trovate ripieni diversi. Io divento matta per i tortelli verdi con ripieno di mortadella e pecorino.

Difficile scegliere fra i piatti del giorno proposti se andate a mangiare a pranzo. Vi avviso nel fine settimana per mangiare qui a pranzo ho visto fare anche code di attesa fuori dal locale anche di due ore.
È davvero molto carino e molto accogliente, io mi sono trovata benissimo e ci tornerei.

Sfoglia Rina si trova in Via Castiglione, 5/b vicinissimo a Piazza della Mercanzia.

Salumeria Simoni è una bottega artigianale, situata nel cuore della città di Bologna in cui si racconta tutta la storia e l’amore per la mortadella. Per me al momento la mortadella di Simoni è la mortadella più buona di tutta Bologna.

Quando passo da Bologna prima di rientrare a casa passo a prendere regolarmente qui un pezzo di mortadella sottovuoto, il Salame Gentile Bolognese e lo Strolghino di culatello, che più ne mangi più ne mangeresti e il Parmigiano Reggiano di collina stagionato 36 mesi.

Dal 1960 la famiglia Simoni produce e seleziona la migliore gastronomia bolognese. La Mortadella artigianale è prodotta secondo la ricetta classica .

La storica bottega, dove acquistare i prodotti, con lavorazione propria, si trova in via Drapperie nel Quadrilatero.
Appena prima della salumeria in via Pescherie Vecchie si trova il ristorante-laboratorio, dove potersi fermare per fare degustazione dei loro prodotti.

Qua potrete degustare taglieri di salumi e formaggi della tradizione bolognese a cui abbinare il pane sfornato sempre dal loro laboratorio: la tradizionale Crescente bolognese, pane ricco con prosciutto e pancetta nell’impasto (nella provincia di Bologna viene anche chiamata gnocco ingrassato o crescente coi ciccioli) e le focacce all’olio.

Il “best seller” è il panino con la loro mortadella : pane mezzo sale, poco sapido, per esaltare la regina dei salumi bolognesi. Oppure il tortellino di pane, un pane appunto a forma di tortellino con l’impasto di una focaccia all’olio con un cuore di mortadella. Specialità della nonna Pia Simoni.
E poi ancora Prosciutto Crudo di Parma e degustazioni di Parmigiano Reggiano nelle differenti varietà di latte e stagionatura.

Salumeria Simoni vende online e ha un e-commerce che funziona perfettamente. Devo sottolineare la altissima qualità dei loro prodotti a dei prezzi veramente molto vantaggiosi.

Bottega Portici – 2 torri

Bottega Portici è un franchising, si tratta di un innovativo format di casual food italiano di alta qualità, nato nel cuore di Bologna, che propone le eccellenze della pasta fresca in modo contemporaneo, pratico e sostenibile.
Tradizione e innovazione si incontrano in un ambiente confortevole e accogliente, alla portata di tutti.

Tutti i giorni le “sfogline” creano in vetrina, tortellini, tortelloni, tagliatelle e altri tipi di pasta sotto lo sguardo curioso dei passanti, mostrando la tradizionale arte della manualità e la passione per la cucina italiana.
Gli chef trasformano in modo espresso le creazioni delle sfogline nella cucina a vista.
Io da loro ho assaggiato la gramigna, una pasta corta e ricurva condita con un sugo di salsiccia e i tortellini in brodo. Strepitosi entrambi. La gramigna da “bava alla bocca”.

Dopo aver ordinato il vostro piatto, vi verrà consegnato alla cassa un dispositivo elettronico che si illuminerà non appena sarà pronta la vostra ordinazione, che andrete a ritirare voi stessi al piano terra. Le pietanze vengono servite in contenitori ecologici di carta. Anche in presenza di molte persone il servizio è velocissimo.

Si trova in Piazza di Porta Ravegnana n.2, proprio di fronte alle due torri.

E poi ci sono Il Mercato delle Erbe e il Mercato di Mezzo.
Colori, profumi ed eccellente gastronomia. L’esperienza dei mercati coperti è una meta molto gettonata soprattutto per il pranzo e permette di mangiare a prezzi economici.

Il Mercato di Mezzo è uno dei luoghi storici più rappresentativi della cultura del cibo bolognese fin dal Medioevo. Si trova sempre nell’area del Quadrilatero e ha un ingresso su Via Drapperie e uno su Via Clavature.

Era un’antica area urbana di Bologna, trasformata dopo l’unità d’Italia nel primo mercato coperto della città, è stato oggetto negli ultimi anni di un grosso progetto di riqualificazione urbanistica. Si tratta di due piani dove lo spazio è diviso da chioschi di cucina tradizionale ai lati e una parte centrale con tavoli e sedute comuni dove poter mangiare i prodotti enogastronomici acquistati.

Il Mercato delle Erbe di Bologna, è un mercato coperto di bancarelle di generi alimentari, frutta, carne formaggi ed altro che affianca alle tradizionali bancarelle, ristoranti, enoteche, localini, punti di incontro, frequentati da moltissimi bolognesi e turisti.
L’ingresso principale è in via Ugo Bassi a pochi metri da Piazza Maggiore sempre in zona centrale.
Ricorda un po’ il famoso “Mercato de la Boqueria” di Barcellona.

Si può fare la spesa in uno dei box o negozi del mercato, acquistando frutta, verdura, pane, salumi, formaggi, carni, bevande, oppure mangiare e bere in uno dei tanti punti di ristoro, aperti fino a tarda sera.

I box di vendita del mercato sono situati nella corsia centrale mentre ai due lati si sviluppano due grossi stanzoni, come fossero due piazze, con diversi tavolini colorati e apparecchiati di continuo, su cui affacciano piccole botteghe e bar e pizzeria che preparano dove mangiare prodotti tipici e bere dell’ottimo vino o birra.

Da visitare e considerare per un pranzo informale in un ambiente molto particolare.

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