Volto del "Cristo Velato"

MUSEO CAPPELLA SANSEVERO

Il mio racconto su Napoli, inizia da questo articolo. Nelle prossime settimane troverete pubblicati su Salsedine e Libertà una serie di itinerari e informazioni che raccontano il mio viaggio nella città partenopea.

Erano anni che volevo vedere dal vivo con i miei occhi il Cristo Velato e la Cappella Sansevero con tutte le sue opere di fama internazionale.
Avevo il forte desiderio di approfondire quanto già letto sommariamente e scoprire nei dettagli la storia di questo edificio custodito nel centro storico della sua città. Era segnata nelle tappe obbligatorie da fare a Napoli. Avrei rimandato altre cose da vedere, ma questa no.

Avevo sentito parlare di code chilometriche da fare all’ingresso, ma ero pronta a tutto.
Abbiamo fatto la fila di venti minuti, molto scorrevole.

Inizio con il dirvi che a Napoli i monumenti, i musei, le chiese e i palazzi hanno orari ridotti. Non sono mai aperti tutto il giorno (alcuni chiudono nella fascia del pranzo, come il Duomo e la Chiesa di Santa Chiara), la sera verso le 19 chiude quasi tutto e soprattutto la domenica molti siti o sono chiusi o sono aperti solo al mattino. Quindi prima di andare in un posto controllate sempre sul sito della struttura che volete visitare giorni e orari di apertura. Cappella San Severo invece è aperta tutti i giorni della settimana.

Situato nel cuore del centro antico di Napoli, in una via laterale a piazza San Domenico Maggiore, il Museo Cappella Sansevero è un gioiello del patrimonio artistico mondiale e soprattutto dell’arte barocca ed è tra i più importanti musei di Napoli.  Vi si apriranno le porte di un tempio, varcata la cui soglia, rimarrete sbigottiti. Questo luogo ha superato tutte le mie aspettative.

Attenzione non è possibile né scattare foto né girare video. Vi “sgrideranno” tantissimo se provate a farlo.
Tutte le foto che vedete in questo paragrafo sono state scaricate dal sito ufficiale del Museo Cappella Sansevero.

Museo Cappella Sansevero - ingresso
Museo Cappella Sansevero

IL PROGETTO DEL PRINCIPE ALCHIMISTA

La Cappella progettata come la vedrete ancora oggi è stata fortemente voluta da Raimondo di Sangro, settimo principe di Sansevero. Inventore, alchimista, studioso, intellettuale contraddistinto da una personalità bizzarra, chiamò presso di sé pittori e scultori rinomati, per farne un tempio maestoso, degno della grandezza del casato, arricchendolo di opere di altissimo pregio.

È grazie al suo volere che sono stati creati capolavori come il Cristo velato di Giuseppe Sanmartino, conosciuto in tutto il mondo per il marmo con cui è realizzato, che riesce a riprodurre l’effetto di un velo trasparente che quasi si adagia sul Cristo morto, la Pudicizia di Antonio Corradini e il Disinganno di Francesco Queirolo.

L’aspetto attuale della Cappella Sansevero risponde a un progetto iconografico ben preciso, ideato proprio dal principe Raimondo di Sangro e posto in essere dagli artisti che lavorarono sotto la sua supervisione.
Dall’ingresso principale si accede all’unica navata, in fondo alla quale si apre l’abside con l’Altare maggiore.
Al centro il Cristo Velato, sbalorditivo, lungo le due pareti laterali le statue delle virtù fra cui la Pudicizia e il Disinganno. Tutte queste statue e la loro disposizione intorno al Cristo Velato danno forma a quel progetto iconografico del principe di Sansevero, creando un percorso che il visitatore compie per forza, trasportato dalla grandiosità e dalla perfezione di queste statue di marmo.

Altro dettaglio da lasciare di stucco gli affreschi e i colori vivi, intensi, sulla volta. Il grado di conservazione e manutenzione sia del soffitto che di tutte le opere in marmo conservate all’interno di questa Cappella Museo mi ha lasciata completamente incredula.

Conosciuta con il nome Gloria del Paradiso sono rappresentati angeli e figure umane che sembrano realmente volteggiare dentro un cielo. Al centro la Colomba dello Spirito Santo con un nimbo triangolare.
È davvero una visita dentro un mausoleo nobiliare, un tempio, ricco di simbolismi.

Il Cristo Velato
Il Cristo Velato

IL CRISTO VELATO

Il Cristo velato è una delle opere più note e suggestive al mondo.
Giuseppe Sanmartino, un giovane artista napoletano nel 1753 fu incaricato dal principe di realizzare “una statua di marmo scolpita a grandezza naturale, rappresentante “Nostro Signore Gesù Cristo morto, coperto da un sudario trasparente realizzato dallo stesso blocco della statua”. In realtà, il Cristo velato è un’opera interamente in marmo, ricavata da un unico blocco di pietra. Come nella Pudicizia, anche nel Cristo velato l’originale messaggio stilistico è nel velo.

Questa opera è impressionante. La sua bellezza, la grandiosità e i dettagli vi lasceranno sconcertati, rapiti, in silenzio girerete, in tondo, attorno a questo capolavoro per almeno dieci minuti cercando di ammirarlo da ogni angolazione.
Io mi sono chiesta come abbiano potuto delle mani umane creare un’opera simile. C’è del genio, c’è dell’eccellenza che non è ripetibile.

[…] i ritmi delle pieghe del velo incidono una sofferenza profonda, quasi che la pietosa copertura rendesse ancor più nude ed esposte le povere membra, ancor più inesorabili e precise le linee del corpo martoriato. La vena gonfia e ancora palpitante sulla fronte, le trafitture dei chiodi sui piedi e sulle mani sottili, il costato scavato e rilassato finalmente nella morte liberatrice sono il segno di una ricerca intensa che non dà spazio a preziosismi o a canoni di scuola, anche quando lo scultore “ricama” minuziosamente i bordi del sudario o si sofferma sugli strumenti della Passione posti ai piedi del Cristo. […]

La fama del Cristo velato cresce ogni giorno di più e ad oggi è stato scelto come monumento simbolo di Napoli.

Volto del "Cristo Velato"
Volto del "Cristo Velato"
Il Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino
Il Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino
Dettaglio Piedi del "Cristo Velato"
Dettaglio Piedi del "Cristo Velato"
Dettaglio Pizzo del "Cristo Velato"
Dettaglio Pizzo del "Cristo Velato"

PUDICIZIA E DISINGANNO

Con il Cristo velato e il Disinganno, la Pudicizia forma la terna d’eccellenza artistica della Cappella Sansevero, canonizzata da viaggiatori, guide e storici dell’arte sin dal ’700. Il monumento è dedicato da Raimondo di Sangro alla memoria della madre Cecilia tanto amata e mai conosciuta (morì quando lui aveva un anno). La Pudicizia fu realizzata nel 1752 dal veneto Antonio Corradini, scultore di fama europea, che morì in quello stesso anno.

[…] L’artista, che pure aveva scolpito altre figure velate, raggiunge qui un altissimo grado di perfezione nel modellare il velo posto sul corpo della donna con eleganza e naturalezza, come se il vapore esalato dal bruciaprofumi contribuisse a rendere umido e straordinariamente aderente alla pelle lo strato impalpabile, cinto da un serto di rose. La donna coperta dal velo è interpretabile come allegoria della Sapienza, e il riferimento alla velata Iside, dea prediletta dalla scienza iniziatica, pare che la Pudicizia sia posta nel medesimo luogo in cui si ergeva la statua di Iside nella Neapolis greca. […]

Il Disinganno, invece, capolavoro del Queirolo, è un’opera dedicata da Raimondo di Sangro, al padre.
Dopo la prematura morte della moglie, Antonio si diede a un’esistenza avventurosa e disordinata, viaggiando per tutta l’Europa, affidando il figlio alle cure del nonno Paolo. Solo in vecchiaia, ormai stanco e pentito degli errori commessi, tornò a Napoli.

[…] Il gruppo scultoreo descrive un uomo che si libera dal peccato, rappresentato dalla rete nella quale l’artista genovese trasfuse tutta la sua straordinaria abilità. Un genietto alato, che reca in fronte una piccola fiamma, simbolo dell’umano intelletto, aiuta l’uomo a divincolarsi dalle maglie intricate, mentre indica il globo terrestre ai suoi piedi, simbolo delle passioni mondane; al globo è appoggiato un libro aperto, la Bibbia. […]

Ovviamente in questa statua quello che lascia basiti, quasi mettendo in dubbio che possa essere marmo è quella rete, perfetta con i suoi nodi.

Statua "La Pudicizia"
Statua "La Pudicizia"
Statua "La Pudicizia"
Statua "La Pudicizia"
Statua "Il Disinganno"
Statua "Il Disinganno"
Statua "Il Disinganno"
Il Disinganno - Dettaglio rete
Statua "La Pudicizia"
Dettaglio ventre "La Pudicizia"
Statua "Il Disinganno"
Dettaglio volto "Il Disinganno"

MACCHINE ANATOMICHE

Nella Cavea sotterranea della Cappella Sansevero sono oggi conservate, all’interno di due bacheche, le famose Macchine anatomiche, o Studi anatomici, due corpi totalmente scarnificati, di un uomo e di una donna, dove è possibile osservare, in modo molto dettagliato, l’intero sistema circolatorio. Le Macchine furono realizzate da un medico palermitano.
A oltre duecentocinquanta anni di distanza, si dibatte sui procedimenti e i materiali grazie ai quali si è potuta ottenere una tanto eccezionale conservazione dell’apparato circolatorio. Stupisce, la riproduzione del sistema arterovenoso fin nei vasi più sottili, che dimostra conoscenze anatomiche incredibilmente avanzate per l’epoca.

La “leggenda nera” narra che Raimondo di Sangro fece uccidere due suoi servi, un uomo e una donna, e imbalsamarne i corpi in modo che mostrassero nel loro interno tutti i visceri, le arterie e le vene. In realtà, il sistema circolatorio è frutto di una ricostruzione effettuata con diversi materiali, tra cui la cera d’api e alcuni coloranti.

Dal mio punto di vista, è vietato passare da Napoli e non andare a vedere queste opere d’arte di livello inestimabile.
Il patrimonio artistico italiano da questo punto di vista non ha eguali.

Macchina anatomica uomo
Macchina anatomica uomo
Macchina anatomica donna
Macchina anatomica donna

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