VENEZIA

Quando arrivi a Venezia in treno e da Mestre inizi ad avvicinarti a Santa Lucia, entri in una bolla, entri in una fiaba. È una di quelle emozioni di stupore e contentezza che non cambia mai. Finisce uno spazio temporale e ne inizia un altro. Venezia. Unica al mondo.

In questo articolo vi racconto la mia esperienza alla Festa del Redentore, uno degli eventi più conosciuti che riguardano questa città. La mia esperienza di una notte di mezza estate, il terzo sabato del mese di luglio, il 20 luglio, quest’anno, fra i suoi canali, le calli, i campielli, i bàcari, la bellezza imponente in ogni direzione ad ogni sguardo.

Ospite da una cara amica, un’artista e un’artigiana che si occupa di bellezza, Elisabetta (@eky_d_arte), che ringrazio calorosamente per aver vissuto insieme questa festa. Elisabetta da qualche mese si è trasferita a vivere nella coloratissima Burano (leggi qui), e ha condiviso con me questa esperienza, questa volta via terra, non in barca a vela.

Venezia oggi è una città che a mio avviso si trova a dover affrontare dei problemi che riguardano il 20°secolo. Turismo di massa, navi da crociera che violentemente irrompono in quel paesaggio da fiaba e nella magia. Il 20°secolo quello che dicono essere del progresso e della distruzione.

Una città che “affonda” tutta la sua bellezza, tutto il suo sapere, tutta la sua magia in profonde e antichi radici storiche e culturali. Una città costituita da una popolazione che vorrebbe essere “resiliente”, sopportare e supportare tutto questo modernismo, come moltissime altre città italiane hanno dovuto fare, e riuscire a valorizzare questo immenso patrimonio che rischia di sparire.

Ecco la Festa del Redentore è una festa “Resiliente” come i Veneziani.

Venezia
Venezia
Venezia
Venezia
Venezia
Venezia

IL REDENTORE DEL 1954

Ricordo ancora con nostalgia prima dea festa del Redentor che a casa preparava, con euforia, paste e fasioi, peperonata e saor.
E dopo de corsa in fondamenta, per tenir el posto su eà riva più bea. Eà gente girava feice e contenta, mio pare arivava portando e à toea.

Mia mare el magnar e queo che serve e noialtri fioi co e careghe in testa. Eà gente che canta, che bala, che beve, per tuta e à Giudecca ghe gera na festa.
Tuto el Canal xe impegnio de barche coi baoni impissai e tute inghirlandae de figure de luce e piene de frasche, e à gente rideva… che grande cantae!

Se stua i fanai, se sente un boto in cieo, comincia i foghi e eà gente co eà testa in sù i varda disendo: “Hooo mama che beo e à sembra e à corona del nostro Gesù”
I foghi pareva ghirlande de fiori, el rosso col verde faseva un bel sogo iluminando Venesia de mie colori el Canal dea Giudecca pareva de fogo.

Tre boti anunciava che eà vesta xe finia, tra el sacro el profano xe finio Redentor eà gente pian pian xe alsa e va via, questo ricordo me resta nel cuor.

Poesia di Renato Pergola 

LA FESTA DEL REDENTORE

Il terzo sabato del mese di luglio di ogni anno Venezia festeggia il Redentore, la Liberazione. Festeggia in tutti i modi che conosce, più di Carnevale, più di capodanno.

La Festa del Redentore è la festa più amata dai veneziani, la più autentica, la più antica della laguna. Guai a toccare ad un Veneziano questa ricorrenza. Una tradizione che continua da più di 400 anni.

La festa del Redentore è importante per Venezia, non solo per le migliaia di turisti che porta nella città, ma soprattutto perché ha un grande valore simbolico per i suoi abitanti. Essa non è solo fuochi d’artificio, ma è una giornata in cui tutti i Veneziani si riuniscono a festeggiare.

È un giorno in cui riscoprire le origini di una delle città più famose del mondo e del suo popolo unito e legato alle sue tradizioni.

LA STORIA DEL REDENTORE

Nell’anno 1575 una terribile pestilenza colpì l’Italia e la città di Venezia non ne fu immune: per due anni l’epidemia straziò la città mietendo quasi cinquantamila vittime. Vennero, per l’occasione, costruiti due lazzaretti che però si riempirono in pochissimo tempo costringendo le autorità a mettere un numero sempre più elevato di malati in imbarcazioni che sostavano a largo di Venezia.

Non vedendo miglioramenti il doge esortò i cittadini a pregare e ordinò la costruzione di un tempio dedicato al Redentore non appena la pestilenza fosse finita. Il concorso per la costruzione della chiesa del Redentore venne vinto dal famoso architetto Andrea Palladio.

Da quel momento ogni anno, la terza domenica di luglio, viene montato un ponte di barche, chiamato Ponte Votivo, che collega il Sestiere di Dorsoduro alla chiesa del Redentore che si trovano sull’isola della Giudecca per far passare la processione di fedeli che ringraziano il Redentore per la fine di quella tragedia. Il ponte è lungo 330 metri e viene aperto alle 19:00 del sabato sera.

La tradizione vuole che i veneziani, insieme in moltissime piccole barche, raggiungano il Canale della Giudecca nel tardo pomeriggio e inizino la festa da subito brindando e mangiando i piatti della tradizione veneta.

I fuochi del Redentore sono il motivo principale per cui questa festa è così famosa. Lo spettacolo di colori inserito nella meravigliosa cornice di Venezia crea un effetto davvero mozzafiato.

Barche a vela lungo il Canale della Giudecca
Barche a vela lungo il Canale della Giudecca
Festa del Redentore Canale della Giudecca
Festa del Redentore Canale della Giudecca
Vista da Fondamenta Santa Croce lungo il Canale della Giudecca
Vista da Fondamenta Santa Croce lungo il Canale della Giudecca
Festa del Redentore Canale della Giudecca
Festa del Redentore Canale della Giudecca

IL REDENTORE IN BARCA A VELA

Se conoscete qualcuno che ha una barca non lasciatevi sfuggire l’occasione di passare il Redentore in barca!

Il posto ideale da cui vedere i fuochi è senz’altro la barca, ma, per chi non ce l’ha, esistono anche molti altri luoghi che offrono una vista ottimale sullo spettacolo: San Marco, Riva degli Schiavoni, Zattere, Punta della dogana e la Giudecca.

Considerante però che in queste zone c’è davvero molta gente che lotta per prendersi un posto abbastanza vicino alla riva. L’evento richiama migliaia di turisti ogni anno, quindi la città può essere molto affollata.

Alla Giudecca, c’è l’usanza di scrivere a terra il posto riservato a una determinata famiglia del quartiere che lì si posizionerà con il tavolo per cenare e aspettare l’arrivo dei fuochi. Il tutto inizia nel tardo pomeriggio, quando le famiglie e le tavolate di amici si popolano e le tavole vengono imbandite con teglie di cibo preparate e trasportate da casa. Lungo il canale della Giudecca bar e locali aperti preparano aperitivi di ogni genere.

La mia decisione per questo anno è stata di partecipare non in barca ma via terra. Avevo bisogno di capire come era l’organizzazione e il grado di pericolo che si può creare in uno specchio d’acqua così ristretto, con così tante barche che arrivano. Devo dire che l’organizzazione è stata perfetta e che nonostante la quantità di gente ho visto funzionare un servizio sicurezza ottimo.

Noi abbiamo assistito allo spettacolo dei fuochi sedute lungo Fondamenta San Giacomo con i piedi a penzoloni sul Canale della Giudecca e con alle spalle la Chiesa del Redentore. Ed è stato bellissimo.

Per chi decide di imbarcarsi su una barca a vela invece le vele vengono ormeggiate lungo Fondamenta Santa Croce la mattina del sabato. Non possono lasciare l’ormeggio fino alla domenica mattina. Ogni barca a vela lungo le fondamenta organizza una festa sua privata a cui partecipano i membri di quel equipaggio.

All’interno del Canale invece si possono muovere solo le piccole barche a motore e le gondole che si posizionano con la prua verso San Marco intorno alle 19:00 quando viene aperto il ponte di barche.

Intorno alle 23:30 inizia lo spettacolo pirotecnico che dura all’incirca mezz’ora, forse anche un po’ di più. I fuochi del Redentore sono i più lunghi a cui io abbia mai assistito.

Una volta terminato lo spettacolo pirotecnico, le barche, pian piano, vengono fatte uscire dal bacino e raggiungono, quasi tutte, il Lido, dove numerosi locali organizzano feste in spiaggia che durano fino alla mattina.

È anche possibile noleggiare una gondola per poter assistere ai fuochi da una posizione privilegiata.

Esistono inoltre delle feste in grandi barche o ‘galeoni’ organizzate proprio per il Redentore con offerte che comprendono cena, drink e musica tutta la notte che sono, sicuramente, più economiche della gondola.

La Festa non finisce con i fuochi del sabato. Nel pomeriggio della domenica si svolgono, sempre nel Canale della Giudecca, di fronte alla Chiesa del Redentore una serie di regate di diverse categorie.

La sera della domenica la Santa Messa Votiva presso la Chiesa del Redentore.

Ponte Votivo - Festa del Redentore
Ponte Votivo - Festa del Redentore
Ponte Votivo - Festa del Redentore
Ponte Votivo - Festa del Redentore
Vista da Fondamenta San Giacomo lungo il Canale della Giudecca
Vista da Fondamenta San Giacomo lungo il Canale della Giudecca

ASPETTANDO IL REDENTORE ANDANDO PER BÀCARI

Chi ha detto che mangiare a Venezia è così dispendioso?

In questo ultimo anno sono stata più volte a Venezia e vi giuro che per mangiare ho speso meno che mangiare una pizza a Milano. Come è possibile? Semplicemente andando per bàcari che sono una vera e propria istituzione in città.

Il bàcaro è un’osteria dove si può bere “un’ombra” di vino o il tipico spritz accompagnati dai “cicchetti” (stuzzichini), ce ne sono molti sparsi per i vari sestieri di Venezia caratterizzati da un arredamento rustico e un’atmosfera accogliente e familiare.

Fermarsi in un bàcaro è realmente una cosa che i Veneziani fanno, tutti, piace sia ai più anziani sia ai giovani. Questi posti diventano così un punto di ritrovo per tutti dopo una lunga giornata di lavoro o studio.

Mi sono chiesta come sia possibile spendere così poco mangiando molto bene e anche tanto. Il segreto deve essere proprio questo: chiunque a Venezia va per bàcari. Uno spritz costa mediamente 3 euro. I cicchetti fanno da 1.50 a 2.50 euro l’uno a seconda dell’elaborazione e dalle materie prime. Durante l’happy hour sono molto affollati, quindi trovare un posto a sedere sarà difficile, altri addirittura non hanno nemmeno i tavoli e vi si consumano le prelibatezze nella calle o nel campiello stesso.

Ogni bàcaro, in genere, propone differenti tipi di cicchetti, quindi potrete assaggiare le differenti ricette che cambiano di famiglia in famiglia. In ogni caso, tutti i cicchetti trovano base nella cucina tipica veneziana, nata dall’incrocio delle mille tradizioni culinarie acquisite da tutte le etnie di passaggio a Venezia durante la storia.

Fra i cicchetti più comuni troverete: Sarde in saor, baccalà mantecato su crostini di polenta, polpettine di carne e di pesce, mozzarelle in carrozza, pesce fritto, seppioline grigliate, alici marinate, insalata di pesce, moscardini, frittatine di verdure, uova sode e molto altro. Andare per bàcari significa trasformare l’aperitivo in una vera e propria cena completa.

La Festa del Redentore secondo me è perfetta per provare un’altra tradizione veneziana con un bel tour di bàcari. Proprio nella zona di Dorsoduro troverete la famosa Osteria Al Squero.

Un locale delizioso dove ho assaggiato dei cicchetti con abbinamenti pazzeschi ad uno prezzo davvero conveniente. Qualità alta sia nei vini, nelle birre e soprattutto nei cicchetti. Questa osteria è sempre molto affollata e in occasione della Festa del Redentore ancora di più. Il locale si affaccia sul canale di San Trovaso e l’aperitivo si può consumare seduti sul muretto lungo il canale.

Una delle caratteristiche principali di questo locale è proprio la sua posizione. Si trova esattamente dinanzi allo storico squero di San Trovaso. Non c’è altro locale in città che permetta di bere uno spritz o un bicchiere di vino avendo di fronte lo scenario della costruzione o del restauro delle gondole.

Lo squero di San Trovaso è uno dei più antichi e famosi squeri veneziani. Lo squero ossia “cantiere” in veneziano (dalla parola “squara” che indica l’attrezzo adoperato per costruire le imbarcazioni) è il classico cantiere dove si costruivano e riparavano le imbarcazioni tipiche della tradizione navale veneziana, come le gondole.

Quello di San Trovaso è uno dei pochissimi squeri ancora in funzione a Venezia, anche se oggi vi vengono prodotte o riparate soltanto gondole, mentre in passato l’attività cantieristica si estendeva anche ad altri tipi di barche. L’edificio che lo ospita ha la forma tipica delle case di montagna, circostanza eccezionale per Venezia.

Lo squero di San Trovaso
Lo squero di San Trovaso
Cicchetti e Spritz - Osteria Al Squero Venezia
Cicchetti e Spritz - Osteria Al Squero Venezia
Cicchetti e Spritz - Osteria Al Squero Venezia
Cicchetti e Spritz - Osteria Al Squero Venezia

I GIARDINI DI MARINARESSA BIENNALE VENEZIA

Durante il mio fine settimana Veneziano, la domenica successiva al Redentore, ne ho approfittato per fare un breve giro ai giardini della Biennale. L’Esposizione internazionale d’arte rimarrà aperta fino al 24 novembre.

Sono molte le installazioni permanenti e temporanee che girano attorno alla Biennale di Venezia. La città durante lo svolgimento della Biennale, se è possibile, ha ancora qualcosa in più da mostrare al viaggiatore.

Tre artisti popolano con le loro sculture i Giardini di Marinaressa a due passi dai famosi Giardini della Biennale di Venezia ed accanto al pittoresco Sottoportego delle Colonne. Si tratta di Carole Feuerman, Idan Zareski e Laurence Jenkell.

Le loro grandi opere, di forte impatto cromatico, non possono che colpire ed attrarre chi si stia incamminando verso i Giardini della Biennale e la visita è di quelle da non perdere.

Carole Feuerman, scultrice americana, protagonista dell’iperrealismo, torna alla Biennale di Venezia 2019 dopo l’esposizione dedicata alle Nuotatrici nell’edizione 2017. Molti dei suoi soggetti sono donne e l’acqua pare essere un elemento quasi imprescindibile delle sue sculture, in particolare delle sue nuotatrici life-size, le mie preferite. Una formidabile coppia di ballerini, uno splendido ginnasta assolutamente muscolare testimoniano la qualità dell’opera di questa artista. La coppia di ballerini, “dancers” di bronzo, mi hanno colpita per la ricca patina nera e la sontuosa foglia d’oro 24 carati.

I bigfoot di Idan Zareski sono dei personaggi dai piedi giganteschi.  I loro grandi piedi, nell’intenzione del loro creatore, rappresentano il simbolo le nostre radici e il nostro attaccamento allo stesso pianeta, la Terra.  Al centro della scena, una strepitosa ginnasta rossa… dal grande piede.

Laurence Jenkell è un artista francese che con il plexiglass, riesce ad ottenere la tecnica di “avvolgimento” che le permette di realizzare le gigantesche, colorate caramelle. Le sue caramelle non sono solo un simbolo di dolcezza, ma anche torsione, drappeggio, resistenza.

L’ingresso a questi giardini è gratuito. Se siete a Venezia nella zona della Biennale non perdetevele.

La tuffatrice - Carole Feuerman
La tuffatrice - Carole Feuerman
La tuffatrice - Carole Feuerman
La tuffatrice - Carole Feuerman
La Nuotatrice - Carole Feuerman
La Nuotatrice - Carole Feuerman
Il ginnasta di Carole Feuerman e la caramella di Laurence Jenkell
Il ginnasta di Carole Feuerman e la caramella di Laurence Jenkell
Dancers - Carole Feuerman
Dancers - Carole Feuerman
I bigfoot di Idan Zareski
I bigfoot di Idan Zareski

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