VENEZIA

Indossa occhiali da sole molto scuri : proteggiti.

Venezia può essere letale. In centro storico la radioattività estetica è altissima. Ogni scorcio irradia bellezza, apparentemente dismessa, profondamente subdola, inesorabile.

Il sublime gronda a secchiate dalle chiese, ma anche le calli senza monumenti, i ponticelli sui rii sono come minimo pittoreschi. Le facciate dei palazzi sono colpi di faccia, come le pedate sono colpi di piede. Ti senti male. È il famoso disturbo di monsieur Henri Beyle, malore passato alla storia come sindrome di Stendhal.

Se ti basta una passeggiata di qualche ora a ridurti così, pensa che cosa dovrebbero dire i veneziani.

(Tiziano Scarpa)

Credo che non vi sia descrizione migliore di questa per poter iniziare a “raccontare” di Venezia. Tiziano Scarpa è uno scrittore veneziano che ha scritto tantissimi libri e poesie sulla sua città.

Questa città galleggiante sull’acqua è stata celebrata da schiere di scrittori, poeti e pittori che ne sono rimasti incantati.

Vista dall’alto la Serenissima ha la forma di un pesce le cui viscere sono i sei sestrieri di cui è composta. A parte quella di San Marco, decisamente unica, non c’è nessun’ altra piazza perché qui le piazze si chiamano campi. La strada è la calle e il lungo canale diventa fondamenta.

Perché Venezia viene chiamata la “Serenissima”? “Serenissimo” era un appellativo onorifico che si dava a principi e sovrani, ma in special modo ai dogi di Venezia. “Serenissima” per antonomasia divenne la Repubblica di Venezia. Il termine si è trasferito poi sulla città e persino sull’autostrada Milano-Venezia.

Il modo migliore per scoprire Venezia è perdersi a piedi fra le sue innumerevoli calli vagando senza meta.

Quello che leggerete in questo articolo è un percorso alternativo da fare in un fine settimana a Venezia.

Quando programmo viaggi per me o per altri tendo sempre a lasciare un pochino meno spazio alla parte più turistica e dedicarmi un po’ di più a quella di solito “snobbata”dai turisti. Generalmente è li che si trovano molti spunti interessanti e nuove cose da imparare. A Venezia c’è tantissimo da fare e da vedere per cui in due giorni meglio concentrarsi su un paio di quartieri.

Per questo il mio viaggio inizia proprio da uno dei sestrieri (Venezia è divisa in sei quartieri) meno turistici in assoluto e stracolma di storia e di bellezza, della città più romantica per antonomasia del mondo. Dal sestriere di Cannaregio.

CANNAREGIO E IL GHETTO EBRAICO

Se arrivate a Venezia in treno e uscite dalla stazione ferroviaria di Santa Lucia di fronte a voi vedrete subito la Chiesa degli Scalzi e di fianco il Ponte degli Scalzi uno dei quattro ponti principali di Venezia e vi troverete subito immersi nella vivacità quasi fiabesca di questa città. Questa è la prima immagine di lei.

Tenendo la vostra sinistra arriverete al Ponte delle Guglie e attraversato quello arriverete nel cuore di questo sestriere, Cannaregio, per me il più autentico di tutta Venezia, ed entrerete nel Ghetto ebraico.

La cosa incredibile è che basta girare una calle per passare dal brusio di Venezia alla pace e al silenzio. Sembra davvero incredibile. Non riesco a capire come questo quartiere rimanga un po’ secondario alle visite turistiche perché dal mio punto di visto è bellissimo.

Mentre passeggiamo in questo quartiere mi risuona in testa questo ritornello…

“Gam-Gam-Gam Ki Elekh, Be-Beghe Tzalmavet , Lo-Lo-Lo Ira Ra, Ki Atta Immadì

Šihiintepa umišantekhà, Hema-Hema yenahmuni”

“Anche se andassi nella valle oscura non temerei alcun male, perché tu sei sempre con me;

Perché tu sei il mio bastone, il mio supporto, con te io mi sento tranquillo”

Gam Gam è una canzone cantata dagli ebrei durante lo Shabbat. La canzone è diventata anche un simbolo, uno degli “inni” più toccanti dell’Olocausto che riguardò più di un milione e mezzo di bambini uccisi dai nazisti, cantata da scolaresche nel Giorno della Memoria.

Con il decreto che definiva il sestriere luogo di residenza esclusiva per gli ebrei nel 1516 le autorità veneziane crearono il primo Ghetto d’Europa. Costretti in un piccolo spazio gli abitanti dovettero costruire i palazzi più alti della città (fino a nove piani) per potervi abitare. Separati dal resto della popolazione per ragioni di sicurezza, in realtà per marcarne l’inferiorità rispetto ai cristiani, gli ebrei furono tollerati a causa delle loro attività commerciali.

Si decise così, che tutti, dovessero vivere in una sola zona della città, senza poter uscirne né di notte né durante le festività cristiane. Ma il primo “recinto degli ebrei” europeo è un quartiere ricco, un luogo effervescente e cosmopolita e uno dei principali centri di commercio della città.

La zona del ghetto già a quel tempo si presentava come al giorno d’oggi: una piccola isola, circondata da canali, i cui accessi avvengono solo tramite due ponti. In corrispondenza di questi, un tempo, c’erano dei robusti cancelli, che venivano chiusi e sorvegliati di notte, poiché agli abitanti era permesso uscire dal quartiere solo di giorno e con appositi segni distintivi.

Il Ghetto, che si trova nell’attuale sestiere di Canneregio ed è tuttora il fulcro della comunità ebraica di Venezia, prende il nome dal “geto de rame”: qui si trovavano infatti le fonderie pubbliche dove venivano fabbricate le bombarde, una sorta di antenate dei cannoni. Il quartiere già dal XIV secolo aveva preso il nome dal verbo “ghettare”, cioè “affinare il metallo con la ghetta” (il diossido di piombo), parallelo a “gettare”, ovvero fondere i metalli, ed era diviso in due parti: Ghetto Vecchio e Ghetto Nuovo.

In questo quartiere così ordinato e silenzioso troverete il museo ebraico con le sue cinque sinagoghe.

Qui i tratti architettonici sono tipici delle costruzioni del ghetto e oggi quei palazzi cosi alti sono stati riqualificati e sistemati tinteggiando gli edifici dai colori sgargianti quasi per farsi notare da tutti quelli che passano in questo bellissimo quartiere, in contrasto forse al concetto per cui un tempo la popolazione ebrea era costretta a rimanere in disparte da tutto il resto del mondo, quasi nascondendosi.

Le caratteristiche architettoniche del ghetto si sono riflesse in molti particolari di questa città. Guardate ad esempio l’incisione dei numeri civici sugli edifici. Non vi ricordano quelli presenti sulle camicie dei deportati nei campi di concentramento?

Cannaregio mostra poi i suoi tanti volti.

Nella zona a nord piccole calli con panni stesi che sembrano festoni colorati: campo Sant’Alvise, le rive del canale collegate dal ponte dei Tre Archi.

Dove i canali si allargano, all’altezza delle Fondamenta della Misericordia, bàcari, osterie, ristoranti e locali si susseguono uno dietro l’altro. È questa la zona migliore secondo me dove mangiare a Venezia.

A est la zona delle Fondamenta Nove da cui ammirare la laguna in tutta la sua bellezza con difronte l’isola di San Michele, dove risiede il cimitero di Venezia. Da Fondamenta Nove tutti i collegamenti diretti dei Vaporetti per Murano, Burano e le altre isole.

Questa secondo me è una zona molto comoda dove dormire (noi abbiamo dormito al Venice Star, un ostello di questa zona).⠀⠀⠀⠀⠀⠀

Sempre a Cannaregio troverete la Torrefazione che dal 1930 importa e torrefa il caffè dei veneziani. Qua si può bere il caffè al banco a 90 centesimi. Lo riscrivo, il caffè a Venezia a 90 centesimi.

A sud del quartiere invece, Strada Nova, parallela al Canal Grande, dove la frenesia del commercio regna sovrana. Qui affacciata sul Canal Grande uno dei palazzi per me più belli di tutta Venezia : Ca d’Oro

CA D’ORO

Logge, bifore, rameggi, pinnacoli. Cà D’Oro, il più bell’esempio di gotico fiorito d’ispirazione orientale.

Questo è uno di quei palazzi di cui mi ricordavo perfettamente anche se lo avevo visto quasi 30 anni fà. Ovviamente allora ero troppo piccola per capire cosa stessi guardando, è per quello che ho deciso di rivisitare Ca D’Oro in questa occasione.

Cà D’Oro si trova a sud del quartiere di Cannaregio, il mio preferito in assoluto. È affacciata sul Canal Grande, che si può ammirare dalle sue due balconate, entrambe accessibili, sia al primo piano che al secondo. Il suo nome deriva dal fatto che in origine alcune parti della facciata erano ricoperte d’oro, rifinitura che faceva parte di una complessa policromia, oggi scomparsa.

Di proprietà del Contarini questo palazzo fu demolito e ricostruito ad opera del milanese Matteo Raverti e dei veneziani Giovanni e Bartolomeo Bono nel 400. Tanta bellezza proviene dalle loro maestranze.

Sul finire dell’800 la casa divenne proprietà del barone Giorgio Franchetti, grandissimo appassionato e collezionista d’arte. Nel 1916 il Barone donò alla città il palazzo e la sua collezione di opere d’arte, che comprende lavori delle scuole toscane e veneziani e il San Sebastiano del Mantegna.

Da visitare assolutamente, anche l’atrio al piano terra in “opus sectile” realizzato in parte dal barone stesso. Una vera opera d’arte.

Frutto della grande passione di Giorgio Franchetti per i marmi antichi e le armonie musicali, il mosaico dell’atrio in “opus sectile”, ispirato ai pavimenti cosmateschi e agli esempi della basilica marciana, costò al barone anni di impegno e dedizione. All’opera lavorò personalmente, a più riprese, sin dai primi interventi di restauro ottocenteschi attuati sul palazzo, prodigandosi con entusiasmo e tenacia nella faticosa impresa fino alla morte nel 1922.

Vera e propria “installazione”, autonoma e originale, l’idea di riambientare una sontuosa pavimentazione musiva nel portico da basso di un edificio privato affacciato sul Canal Grande, ben testimonia dello spirito con cui il barone affrontava il delicato problema del “restauro d’arte”, sempre sottilmente in bilico tra impulso filologico e slancio creativo, tra ricostruzione del preesistente e creazione di un’opera d’arte nuova, capace di trasmettere ai posteri una sua personale e soggettiva idea di “veneziana” bellezza.

Per realizzare l’opera Franchetti non si accontentò di marmi e pietre di cavatura moderna, ma si procurò marmi antichi, che fece arrivare soprattutto da Roma, privilegiando i più rari e preziosi.

Ricorda Ugo Ojetti: «Voleva che visitaste la sua Ca’ d’Oro con lui, solo con lui, vi conduceva dappertutto, dai merli al portego, si metteva in ginocchio a mostrarvi con le sue mani come s’avevano da commettere i mosaici dell’androne, con le tessere ineguali “come a San Marco, bada, come a San Marco”, vi spiegava la tecnica del mosaico da Roma a Ravenna, da Salonicco a Palermo…».

PIAZZA SAN MARCO E IL CAMPANILE

Arrivare in Piazza San Marco a Venezia non è così facile come sembra.

Nonostante si giri tutta Venezia con una cartina in mano e con Google Maps acceso sul telefono (si confonde anche lui in questa città), a Venezia ci si perde in continuazione ed è uno degli aspetti più belli del visitare questa città. Venezia ti ubriaca.

Ma quando da una delle strette calli sbuchi su Piazza San Marco e ti trovi davanti questa prospettiva, ti fermi almeno cinque minuti in mezzo ad essa per contemplarla. Basta il nome per evocare tutto lo splendore di Venezia.

La Basilica di San Marco brilla da lontano e per un attimo mi viene in mente l’immagine della Piazza Rossa a Mosca.

È una delle più belle basiliche al mondo, un gioiello situato in una delle piazze più belle d’Italia: Piazza San Marco, l’unica piazza di Venezia, le altre sono tutte chiamate “campi”

Piazza San Marco è la millenaria porta di ingresso della Serenissima. Sede del potere economico, politico e religioso. Concepita per esaltare la ricchezza della Repubblica marinara, ospita gli edifici più prestigiosi.

Simbolo dell’influenza bizzantina a Venezia la Basilica con le sue cinque cupole è Immensa, suntuosa, elegante, opulente, dorata.

Questo è il cuore di Venezia. Dove l’Oriente incontra l’Occidente, dove le strade profumavano di spezie esotiche e di inebrianti profumi come quello della Rosa di Damasco contenute in preziose ampolle di vetro, dove i mercanti di Venezia stendevano al sole tessuti di rara bellezza provenienti dalla Via della Seta e dove le strade erano percorse da carovane colme di pietre preziose e altri prodotti in grado di stuzzicare i desideri degli occidentali.

Questa Piazza è un luogo di contaminazione culturale, spirituale e religiosa. Qua il Cristianesimo si è mischiato all’Induismo e al Buddismo.

Il maestoso Palazzo Ducale è il simbolo della Repubblica ed è un capolavoro di architettura gotica. Sede del potere Veneziano e dimora dei Dogi che hanno governato la città, antica sede delle istituzioni politiche e giudiziarie, si possono visitare le sale decorate dal Tintoretto e il cortile. La visita guidata “itinerari segreti” permette di scoprire l’altro lato della medaglia: prigioni, sala delle torture, soffitte.

Osservando bene il loggiato superiore noterete che due colonne si presentano di un colore rosa, a differenza delle altre di colore bianche.

Si narra che il Doge, per proclamare le sentenze di morte, si sporgesse tra quelle due colonne, il cui colore dovrebbe in teoria ricordare quello del sangue dei condannati a morte. Solitamente il patibolo veniva attrezzato tra le due colonne di Piazzetta San Marco, cosicché i condannati potessero vedere l’ora esatta della loro esecuzione.

Per quanto riguarda il Ponte dei Sospiri nessun romanticismo.

I sospiri del celebre ponte sono quelli dei condannati a morte che usciti dal tribunale e diretti alle prigioni, guardavano la laguna per l’ultima volta. L’esterno del ponte dei Sospiri è visibile dal Ponte della Paglia.

Venezia fa letteralmente perdere la testa per i suoi tramonti.

Diciamo che il momento del tramonto a Venezia è decisamente romantico e ammaliante. In effetti il tramonto qui è da vivere da “perdutamente innamorati”.

Ci sono diverse postazioni da cui ammirarlo, ma il posto migliore in assoluto è la terrazza del Campanile di piazza San Marco. Se riuscite a organizzare la salita almeno una mezz’ora prima che tramonti il sole potrete ammirare un panorama straordinario su Venezia e su tutta la laguna.

La Piazza, il Palazzo Ducale, la Basilica, il Canale, l’isola di San Giorgio, la Giudecca.

Una vista a trecentosessanta gradi. Un tramonto lunare spruzzato di polvere rosa.

Una volta scesi dal campanile merita una sosta la vista da Riva degli Schiavoni, punto di arrivo dei gondolieri.

Da qui potrete ammirare l’Isola di San Giorgio e l’isola della Giudecca, entrambe proprio di fronte.

Sull’isola di San Giorgio Maggiore si ammira uno degli ultimi capolavori di Andrea Palladio, la sua basilica, con all’interno delle opere del Tintoretto.

RIALTO

Compreso tra i sestieri di San Marco a est, San Polo a ovest e Cannaregio a nord, Rialto pulsa al ritmo della vita mercantile di Venezia da secoli.

Qui ad eccezione dei traghetti che vanno e vengono da una riva all’altra, e dei gondolieri che attraversano il Canal Grande al suono di canti popolari, il suo ponte, che collega i tre sestieri vicini, è l’unico modo per attraversare a piedi il Canal Grande. Le anse del Canal Grande, “arteria” principale della città hanno solo 4 ponti: Rialto, appunto, Accademia, Scalzi e l’ultimo costruito nel 2006, tanto discusso e criticato, ponte della Costituzione o più comunemente Calatrava dal nome del suo architetto.

A due passi dalle arcate del Ponte di Rialto, ecco il Mercato di Rialto, brulicante di gente la mattina, e tutto intorno alcuni dei palazzi e delle chiese più belle di Venezia.

La zona del Mercato è ricca di buoni ristoranti e di bàcari di ottimo livello e della tradizione.

È molto frequentata soprattutto la sera. Questa zona è una delle più animate e visitate di Venezia.

Vi segnalo Cantina Do Mori, storico bàcaro veneziano con una storia decennale, la Cantina Do Spade dove troverete un’ampia scelta di cichetti a base di pesce da leccarsi letteralmente i baffi. E poi ancora l’Osteria Banco Giro e Ruga Rialto.

Il video è stato girato lungo la Riva Carbon appena dopo la nota fermata del Vaporetto. Nel video il sottofondo è la melodia Sogno Veneziano dei Rondò Veneziano un gruppo musicale che utilizzando tutti gli strumenti musicali crea melodie in cui incrociano le opere a musica pop e rock

BÀCARI, SPRIZ, OMBRE E CICCHETTI

Una tipica usanza veneziana è l’andar per bàcari, tradizionali luoghi dove scambiare quattro chiacchiere dopo le attività quotidiane, dove fare l’aperitivo o un pranzo veloce.

Sono locali animati e alla buona, i bàcari offrono una vasta scelta di ombre, assaggi di vino in piccoli bicchieri, e lo spritz che qua a Venezia come un po’ in tutto il Veneto regna sovrano, accompagnate da piattini e stuzzichini, i famosi “cicheti” per lo più a base di pesce. Una scoperta per me favolosa è che i Veneziani usano come aperitivo delle piccole mozzarelle in carrozza in due varianti. Con l’acciuga o con il prosciutto. La mozzarella in carrozza è uno dei miei piatti preferiti. Nella zona in cui abito io non la trovi mai proposta da nessuna parte. A Venezia invece la hanno tutti, ma proprio tutti i bàcari.

Tratto da un articolo di Francesco Lazzarini sui Bàcari a Venezia

“Scrive Pompeo Molmenti nel suo Dizionario del Dialetto Veneziano: Bàcara o Bàchera: brigatella di persone che fanno strepito o sconcio romore. E poi: Far Bàcara, Stare in gozzoviglio… Far Tempone…, Darsi buon tempo, Pigliar diletto mangiando in brigata. E’ quindi semplice per il Molmenti far risalire l’etimo a “baccano”, che in veneziano e in veneto tout court si pronuncia con una sola “c”.

Angelico Prati, però, nel suo “Etimologie Venete” ricorda come vin bàcaro significasse “vino meridionale” o anche il luogo dove si vende vino di Trani e Barletta, alcoolico e a basso prezzo. E bacaresi o baresi erano chiamati anche i venditori di vino meridionale. Insomma la questione è abbastanza complicata (i quali bacaresi vendevano il loro vino in piazza San Marco cercando di rimanere all’ombra del campanile, da cui ombra, sinonimo di bicchiere di vino per i veneziani e trasmigrato in tutto il Veneto).

Resta comunque alla base, come ricorda Prati, la più facile e logica derivazione: da Bacco il dio romano del vino. Ad ogni modo il primo bàcaro per dir così ufficiale vide la luce a Venezia alla fine del 1866 e si chiamò Bacaro Grande a Rialto.”

Noi abbiamo preso alla lettera l’usanza e abbiamo passato due giorni a mangiare e bere spritz e ombre in posti diversi. Vi elenco quelli testati da me. La maggior parte dei più autentici sono sempre nella zona di Cannareggio e Castello, ma ovviamente ne troverete in ogni quartiere.

AE BRICOE (Cannaregio)

Per me questo è il primo della lista. Eccellenti le materie prime. Qua ho sicuramente bevuto lo spritz più buono di tutta Venezia (più di uno) e dei cichetti favolosi. Crostini con la coppa cotta nel vino, tonno con la radice di kren (la radice del rafano, piccante, che avevo già assaggiato l’anno scorso a Trieste in occasione della Barcolana), prosciutto cotto di Montagnana, polenta con le seppie, e un mantecato di baccalà da svenire.

È in una zona di Venezia che a me piace molto, molto movimentata alla sera.

LA BEA VITA (Cannaregio)

Osteria molto buona. Durante il giorno propone cichetti di ogni tipo soprattutto di pesce. E fanno servizio cucina a pranzo e a cena. Veramente ottima e i prodotti che usano sono una favola. Vero posto veneziano dove mangiare cicheti e bere ombre come vuole la tradizione. La vera osteria veneziana. Cucina tipicamente locale con piatti della tradizione veneziana. In estate è possibile mangiare in “fondamenta”(all’aperto).

CANTINA DO’SPADE (Tra il Mercato di Rialto e la Pescheria)

Questo è un bàcaro ma è anche un osteria tipicamente veneziana dove poter degustare buoni cicchetti per lo più a base di pesce, fra cui le seppie ripiene, gli spiedini di totanetti fritti, le polpettine di tonno, il pesce qui è ottimo. Il locale è piccolo e molto affollato pertanto risulta difficile trovare un posto a sedersi.

AL BACARO RISORTO (Tra San Marco e Castello)

Locale vicino piazza San Marco, ambiente informale molto piccolo e molto affollato con pochissimi posti a sedere. L’aperitivo qua si fa al bancone. Ottime soprattutto le polpettine di carne.

LA LAGUNA DI NOTTE

Vedere Venezia di giorno è sicuramente un’esperienza da fare per lo meno una volta nella vita, ma per provare la vera ed intima atmosfera di questa città è necessario aspettare la sera.

Di notte Venezia esercita un fascino tutto suo. Poco illuminata e meno trafficata è consegnata ai suoi misteri e ai sui gatti. Magicamente dopo l’ora del tramonto, si svuota di turisti e per strada troverete quasi solo veneziani.

Dopo il calar del sole la prima cosa da fare a Venezia è infilarsi dentro un bàcaro e dar vita al primo giro di spritz della serata. Chiamato localmente anche ‘spriss’, è l’aperitivo veneto per eccellenza a base di vino bianco, seltz, aperol o campari ed una fettina d’arancia. I Veneti hanno un’alta resistenza all’alcool e devo ammettere che in questi due giorni per Venezia anche io mi sono proprio calata nello spirito Veneto. E comunque come fanno lo spritz i Veneti in nessun’altra parte di Italia troverete.

Rifocillati a dovere, non vi resta che lasciarvi incantare da Venezia.

Il Ponte di Rialto è molto suggestivo di giorno ma molto di più di sera, diventando un punto di osservazione straordinario verso il Canal Grande. Venezia scorrerà sotto di voi.

Anche un giro in gondola in notturna sarebbe un’esperienza da provare almeno una volta. Le tariffe dei gondolieri sono fisse e sono tutte uguali. Un giro in gondola di 40 minuti di giorno costa 80 euro di notte invece ha un sovrapprezzo.

La movida veneziana la sera si concentra tutta a Campo Santa Margherita, un luogo in cui sono soliti ritrovarsi gli universitari e che brulica di locali, all’Erbaria ai piedi di Rialto o, ancora a Fondamenta degli Ormesini tra Castello e Cannaregio e Fondamenta della Misericordia a Cannaregio.

Venezia la sera è soprattutto teatro e musica. Gli eventi musicali, infatti, anche se poco pubblicizzati, sono all’ordine del giorno sia in piccoli locali disseminati tra le calli o spettacoli più grandi ai teatri come La Fenice, il Malibran o il Teatro Goldoni, nelle chiese o nei palazzi storici.

San Marco di sera è unica, un’enorme piazza completamente deserta e silenziosa, con il suo bellissimo leone alato che si erge al centro.

Da non dimenticare che a Venezia, a Palazzo Vendramin, ultima dimora di Wagner, esiste il Casinò di Venezia dove puoi sfidare la fortuna e passare una serata particolare. Quella della città lagunare è la casa da gioco più antica di tutta l’Europa, funzionante dal 1638! Una serata al Casinò di Venezia è sicuramente una delle tappe del prossimo giro in notturna a Venezia.

IL QUARTIERE DI CASTELLO E LA LIBRERIA ACQUA ALTA

Uno degli ingressi alla ormai nota Libreria Acqua Alta di Venezia del Signor Frizzo, che si trova in Calle Lunga Santa Maria Formosa (Sestiere Castello) ed è aperta tutti i giorni dalle 9 alle 20. Una delle librerie più belle del mondo.

La porta da ingresso ad un luogo fuori dal tempo, dove si trovano libri ovunque, dentro gondole, nelle vasche da bagno, libri destinati al macero che formano una scala, gatti, profumo di carta, uno spettacolo. Gatti, si, qua i gatti regnano sovrani fra le pile dei libri e per loro sono sistemate in vari punti della libreria delle ciotole con i crocchini da mangiare. Non esiste al mondo una libreria indipendente più di questa.

E ovviamente qui spesso può esserci “acqua alta”. Ed è proprio per salvaguardare i moltissimi volumi dall’acqua che non ci sono mensole o scaffali, bensì gondole, canoe, barchette e vasche.

Vi sembrerà un posto assurdo perché qua la confusione regna. Non esiste neppure un catalogo digitale e per orientarvi tra le alte file di libri, avrete a disposizione solo dei semplici cartelli scritti a mano.

I titoli disponibili sono veramente tantissimi. Un vero labirinto di libri, in cui perdersi anche per lunghe ore, guardandosi attorno per non perdere neppure un angolo di questa assoluta rarità.

Un sacco di volumi usati, antichi e decisamente introvabili che fanno la felicità di lettori pretenziosi, ma anche best-seller e versioni alquanto originali come il “Piccolo Principe” in dialetto veneto.

La scala di libri creata in un angolo esterno della libreria è un modo originale e a tema per permettere ai clienti di godersi la vista sui canali veneziani e sul palazzo in cui Hugo Pratt ambientò una delle storie di Corto Maltese. Per realizzarla non è stato maltrattato alcun libro ma è composta da libri rovinati destinati al macero.

E poi c’è l’uscita di emergenza che ha una vista tutta sua. Una porta che affaccia sul canale dove si trova ormeggiata una gondola su cui si può salire e un paio di poltroncine da cui poter osservare lo spettacolo della marea che sale leggendo un buon libro.

Nel quartiere Castello troverete un volto più autentico e lontano dai classici stereotipi turistici della città lagunare. Per i veneziani la loro città assomiglia a un pesce di cui il sestriere di Cannaregio simula il dorso e quello di Castello la coda. Castello spesso ignorato dai visitatori, ha conservato tutta la sua anima popolare

Sono tante le meraviglie da scoprire a Castello, oltre le librerie, i laboratori di maschere e le litografie, enoteche e botteghe di antiquariato.

Marble Paper and Leather Store (Venetian crafts)

In questa bottega un artista di talento (Stefano Casati) vende libri e carta marmorizzata fatta a mano. Antichi calamai, preziose stilografiche di legno e vetro, inchiostri di ogni tonalità, timbri personalizzabili con tanto di ceralacca dal colore abbinabile.

Io ovviamente qua dentro: incontenibile come una bambina piccola. Ho scarabocchiato ovunque e ho scritto il mio nome con tutte le punte di vetro a disposizione. Una vera meraviglia.

Una collezione davvero bella di pezzi, vale la pena dare un’occhiata. Il negozio lo trovate nel quartiere Castello esattamente in Ponte dei Greci.

Cà Del Sol

Assolutamente da visitare. Negozio, laboratorio artigianale di maschere e costumi del carnevale di Venezia.

Se cercate un costume per carnevale, una maschera da indossare o da portare a casa come souvenir, è il negozio giusto, la qualità e la cura nei dettagli sulle maschere, la scelta è di gran lunga superiore alla massa, direi che vale la pena entrare in questa bottega e far finta di immaginarsi ad un ballo in maschera.

Quando si entra in questo negozio gli occhi rimangono rapiti dai colori, dai tessuti e dalla musica da ballo in maschera che rimane in sottofondo nel negozio. L’offerta è davvero tantissima.

A sud-est lungo la laguna, i Giardini Pubblici si animano in occasione della Biennale d’Arte Contemporanea. Di fronte l’isola di San Giorgio Maggiore con la sua imponente basilica, capolavoro del Palladio.

Una parte di Venezia che difficilmente dimenticherete.

Nel prossimo articolo vi parlo della mezza giornata passata nella coloratissima Burano.

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