UN PERCORSO SPIRITUALE ED ESOTERICO NELLA SACRA DI SAN MICHELE

Ducam eam in solitudinem et loquar ad cor eius.
Ti condurrò in un luogo solitario e parlerò al tuo cuore
Osea 2.14

Questo è il primo messaggio che leggerete una volta varcata la Porta di Ferro, accesso al sacro recinto del Santuario. Un luogo sacro dove le energie sono in battaglia. Combattono. Il bene vincerà sul male? Si tratta di uno dei luoghi dove uno dei concetti più profondi della religione cristiana si mischia a significati esoterici. Uno dei due punti energetici più potenti di tutta l’Italia.

La Sacra di San Michele evoca bellezza, fascino e mistero. Un luogo meraviglioso e denso di spiritualità. È indubbiamente un luogo immerso nelle forze della natura e dove posso dirvi che ho davvero sentito e percepito una potentissima vibrazione energetica. Un luogo che si innalza verso il cielo, potente, maestoso. Una fortezza inespugnabile. Non c’è visitatore che non rimanga sedotto dalla forza magica del luogo. Un racconto lungo oltre mille anni. Una storia tutta da scoprire.

La Sacra di San Michele avvolge la cima rocciosa del monte Pirchiriano che si erge a 960 metri sul livello del mare all’imbocco della Valle di Susa, a 40 chilometri da Torino. Dall’alto dei suoi torrioni si possono ammirare il capoluogo piemontese e un panorama incredibile della Val di Susa. Secondo una leggenda, un arcivescovo del luogo ebbe la visione dello stesso Arcangelo Michele, che gli ordinò di erigere un santuario. Gli stessi Angeli avrebbero infine consacrato la cappella, che di notte fu vista dalla popolazione come se fosse stata “avvolta” da un grande fuoco.

Si trova lungo una delle vie che già nell’antichità collegavano l’Italia all’Europa nord-occidentale. Questo monte è uno tra i più antichi luoghi di culto dedicati all’Arcangelo Michele. La Sacra di San Michele si trova inoltre esattamente al centro di quella che viene chiamata la Linea di San Michele. Il centro geografico fra il Santuario di Monte San’Angelo in Puglia e quello di Mont Saint Micheal in Normandia.

La Sacra di San Michele è diventata nel 1994 Monumento Simbolo della Regione Piemonte.

LA LINEA DI SAN MICHELE

I nostri antenati cristiani, che allora non conoscevano la bussola e non avevano i satelliti per fotografare il territorio dall’alto, osservavano le stelle, come i marinai in mare durante la navigazione, seppero tracciare questa linea retta che da Occidente a Oriente percorre tutta l’Europa cristiana per indicare ai fedeli la Terra Santa e farli giungere a Gerusalemme. La Linea Sacra di San Michele Arcangelo è secondo la leggenda il colpo di spada che il Santo inflisse al Diavolo per rimandarlo all’inferno.

Una Linea Sacra costituita da sette punti energetici che unisce sette santuari, da Occidente verso Oriente, verso la Terra Sacra, mete di pellegrinaggio per i fedeli, consacrati a San Michele Arcangelo, dall’Irlanda alla Palestina passando per Inghilterra, Francia, Italia e Grecia. Tra l’altro l’Italia è l’unica nazione ad avere sul proprio territorio la presenza di due punti della linea energetica: la Sacra di San Michele in Val di Susa e il Santuario di Monte Sant’Angelo sul Gargano.

IL NUMERO SETTE

Un numero spirituale per eccellenza, il 7, derivato dall’unione del 3 con il 4, racchiude tantissime valenze simboliche. Sette i giorni della settimana, le virtù e i vizi capitali, i Sacramenti, i pianeti sacri, le opere di misericordia, le braccia del candelabro ebraico, il numero della perfezione nell’Islam, i Chakra, le vertebre cervicali, il numero della completezza nel Buddismo, i giorni dei cicli lunari, i colori dell’arcobaleno.

E ancora sette i sigilli che annunceranno la fine del mondo, seguita dal suono delle 7 trombe da parte di 7 angeli guidati da 7 Portenti (Giovanni, Apocalisse).

Il primo punto è Skellig Michael in Irlanda, in cui è stato ambientato Stars War, il secondo è il monte di San Michele in Cornovaglia, il terzo è Mont Saint Michael in Bretagna, il quarto è la Sacra di San Michele in val di Susa, che ha ispirato Umberto Eco per la stesura del suo libro “Il nome della Rosa”, il quinto il monte Sant’Angelo in Puglia, il sesto il Monastero nell’isola di Symi in Grecia, vicino a Rodi, il settimo il Monastero di San Michele ad Haifa sul Monte Carmelo in Palestina.

Tutti i sette luoghi toccati da questa linea sono carichi di potenti energie ristoratrici che si oppongono a quelle negative o del male. Le leggende locali di questi luoghi sacri stabiliscono che fu proprio San Michele, vincitore nella lotta contro il Drago, a richiederne l’edificazione ed istituire così il proprio culto.

L’edificazione di questi sette luoghi sacri terrestri può far pensare ad una relazione con i sette punti energetici del corpo umano, noti come chakra, finalizzati al risveglio della Kundalini-Shakti, l’ener­gia primordiale che circonda l’intero Universo e che, quando risvegliata, può assumere aspetti benefici secondo il pensiero creativo di chi è in grado di emanarla o percepirla. La sacralità del luogo visitato e le energie positive rilasciate dovrebbero attivare il chakra collegato a seconda del loro numero sulla linea.

È chiaro dunque che ciascuno di questi centri energetici posti sulla linea del Drago, almeno per la tradizione cristiana, esercita un potere di ripristino della purezza originaria, e quindi di apertura dei centri energetici al fine di liberare una forza tale da fronteggiare le energie ostacolatrici.

IL CULTO DI SAN MICHELE

L’Arcangelo San Michele, è rappresentato nell’atto tradizionale di schiacciare la testa del drago, simbolo del Male, ed è uno dei Principi del Cielo posto da Dio a custodia del Popolo di Dio. San Michele Arcangelo fu l’Arcangelo del Bene, che sconfisse il Male.

Nei testi biblici San Michele risulta il vero vincitore nella lotta contro il Drago, l’antico serpente biblico. La sua forza è tratta dal significato del suo stesso nome in lingua ebraica Mik’ael che tradotto significa “Chi è come Dio”.

L’arcangelo Michele ricorre cinque volte nella Sacra Scrittura: in particolare, nel libro di Daniele, è raffigurato come il capo supremo dell’esercito celeste e guerriero contro i nemici della Chiesa, mentre nel libro dell’Apocalisse Michele è il principe degli angeli fedeli a Dio che combatte e scaccia il drago (Satana) e gli angeli ribelli, in una sorta di Guerra Stellare tra Angeli e Demoni. Satana pare sia stato un altro angelo, tra l’altro di estrema bellezza fisica che si ribellò contro Dio.

Dall’oriente all’Occidente il culto dell’Arcangelo Michele si diffuse e si sviluppò nelle regioni mediterranee in particolare in Italia, dove giunse assieme all’espansione del cristianesimo. Nel V secolo sul promontorio del Gargano sorse il più antico e più famoso luogo di culto micaelico dell’occidente: il Santuario di San Michele a Monte Sant’Angelo.

Molto presto questo Santuario divenne un luogo importante per la diffusione del culto micaelico in Europa e in Italia e rappresentò il modello ideale per tutti i santuari angelici successivi, che furono appunto eretti ad esempio di quello garganico: sulle cime dei monti, i colli, i luoghi elevati, le grotte profonde furono dalle origini considerate come la sede più appropriata per il culto degli angeli e di Michele in particolare.

LA STORIA

L’Abbazia fondata tra il 983 e il 987, con le donazioni di Ugo di Montboissier, ricco penitente francese, fu edificata sopra e attorno a tre piccole cappelle preesistenti già dedicate al culto di San Michele Arcangelo. In origine era un insediamento monastico benedettino che diventò poi centro spirituale, culturale e luogo di accoglienza per nobili e pellegrini di tutta Europa.

A partire del XIV per ragioni di natura economica, politica e amministrativa subì una progressiva decadenza che culminò nel 1600 con la soppressione dell’ordine benedettino. Seguirono due secoli di decadenza e rovina. La salvezza arrivò nel 1836 con Re Carlo Alberto di Savoia che chiamò alla Sacra la congregazione religiosa fondata dai Padri Rosminiani, ad oggi ancora custodi e gestori del Santuario.

LA LEGGENDA NARRA

Vi è una storia, mista a leggenda, che riassume la fondazione del Santuario. Vi è anche un dipinto, a linee rosse e bianche su sfondo giallastro all’interno della Chiesa, che racconta questa leggenda. Si trova sulla parete destra del Coro Vecchio.

San Giovanni Vincenzo, un eremita sul Monte Caprasio prepara i legni per costruire un piccolo Santuario a San Michele Arcangelo. Di notte angeli e colombe gli portano i legni altrove, spostandogli le travi dal monte Caprasio alla cima del Pirchiriano. L’Arcangelo San Michele appare a San Giovanni Vincenzo e gli indica che quello è il posto giusto dove costruire il Santuario.

Gli angeli lo consacrano e una volta terminata, quando arriva il Vescovo di Torino, trova la chiesa già consacrata.

Il conte di Ugo di Montboissier, negli anni successivi, sale sul monte per erigere la chiesa che sarà affidata ai monaci benedettini.

BASAMENTO E INGRESSO

Siamo di fronte alla parte più imponente dell’abbazia. Il massiccio della facciata (41 metri di altezza) sorregge le absidi della Chiesa e culmina con la Loggia dei Viretti.
I monaci di San Benedetto intrapresero il ciclopico lavoro di costruzione del basamento nella prima metà del XII secolo, per erigervi sopra la grande chiesa. Dal 2005, su uno spuntone di roccia esistente tra il “Monastero Vecchio” e il basamento della chiesa, è collocata la statua di San Michele Arcangelo. Da qui inizia il cammino fisico e spirituale che conduce alla Chiesa.

LO SCALONE DEI MORTI

Allo Scalone dei Morti si giunge dal piano d’ingresso grazie a un ampio e ripido scalone.

Superati i primi scalini, si lascia a sinistra un pilastro di oltre 18 metri che sostiene il pavimento della sovrastante chiesa. Nella nicchia centrale fino al 1936 erano custoditi alcuni scheletri di monaci, da cui il nome di Scalone dei Morti. Questo “atrio” fu un tempo assai sfruttato per la sepoltura di uomini illustri, abati e benemeriti del monastero.

IL PORTALE DELLO ZODIACO

Giunti alla sommità dello Scalone dei Morti si attraversa il Portale dello Zodiaco, opera di un famoso architetto-scultore piacentino. È l’opera di maggior pregio artistico dell’Abbazia.

È così denominato perché gli stipiti nella loro facciata rivolta verso lo scalone sono scolpiti a destra con i dodici segni zodiacali e a sinistra con le costellazioni australi e boreali.

Sul lato interno dei due stipiti, raffinati tralci di vite racchiudono fiori, animali e piccole figure umane che simboleggiano l’armonia del Creato. I capitelli raffigurano soggetti biblici, quali Caino e Abele, Sansone e Dalila e soggetti tipici dell’iconografia medioevale, donne che allattano serpenti, persone furibonde che si strappano i capelli a vicenda, il leone furente, i tritoni (busti umani cui si innestano code di pesce), i falchi, tipici simboli del peccato.

Il Portale dello Zodiaco da accesso a un terrazzo aperto, da cui si apre una vista incredibile verso la valle sottostante e da cui si percepisce il senso di ampiezza e di altezza di questo luogo sacro.

ARCHI RAMPANTI E PORTALE DI INGRESSO

Superato il Portale dello Zodiaco si affronta l’ultima rampa di salita alla chiesa. È una solenne scala in pietra verde, sotto il gioco di quattro imponenti contrafforti e archi rampanti neogotici frutto dei grandi lavori di consolidamento della chiesa iniziati a fine ottocento, per far fronte al dissesto statico della chiesa.

La scalinata conduce al portale d’ingresso dell’Abbazia. L’artistico ed elegante portale d’ingresso della Sacra di San Michele, in pietra grigia e verde che conduce in chiesa, è osservabile da uno spazioso ripiano. I battenti della porta in noce, mostrano la spada di San Michele Arcangelo e il diavolo in forma di serpente ma con volto umano.

LA CHIESA

È costruita in parte sul basamento e in parte sul monte la cui cima affiora sotto un pilastro della navata centrale, “culmine vertiginosamente santo”. È proprio dentro l’Abbazia che a mio avviso è davvero percepibile, palpabile una potente energia.

Il Santuario realizzato in tempi differenti è stato modificato più volte nel corso di più secoli. L’Abside è stata costruita e orientata verso il punto esatto in cui sorge il sole il giorno della festività di San Michele (29 settembre).

Le tre absidi si distinguono per il rosso dei mattoni che le rivestono. In quella centrale si aprono ai lati due spaziose nicchie con una propria finestra romanica e sopra queste è presente una croce greca profondamente scavata nel muro. Merita sostare, in assorta contemplazione, per accogliere l’intenso messaggio di questo luogo.

Al fondo della navata centrale della chiesa si apre un ambiente denominato “Coro Vecchio”. Un luogo che accoglie i grandi sarcofagi di pietra contenenti le salme dei principi di casa Savoia traslate dal Duomo di Torino nel 1836, per volontà del re Carlo Alberto.

Dalla navata centrale, presso il pilastro di destra, scendendo 12 antichissimi scalini, molto consumati, che fanno pensare alle migliaia di pellegrini che li calpestarono fin dal lontano Medioevo, si accede alle cappelle primitive del Santuario di San Michele, sottostanti la Chiesa. Mancano fonti certe e sicure, ma gli studiosi religiosi concordano nell’individuare qui la prima Sacra ed il momento storico originario del suo culto a Michele. Questo è il luogo più sacro dell’Abbazia.

TORRE DELLA BELL’ALDA

La parte nord-ovest del monte, è occupata da imponenti ammassi di pietre, pilastri, muraglioni, archi. Si tratta delle Rovine del Monastero Nuovo, edificato tra il XII e il XIV secolo in corrispondenza del momento di massima espansione della comunità monastica e caduto a causa di sismi, guerre e abbandono.

Tra le rovine del Monastero Nuovo è visibile una “Casetta” costruita alla fine del 1800, utilizzata dal Genio Militare come stazione per il telegrafo ottico. Questo sistema, sfruttando l’alfabeto morse con l’emissione di lampi di luce, permetteva la trasmissione dei messaggi e la comunicazione tra Torino e i forti militari della Triplice Alleanza.

La Torre della Bell’Alda è una torre a strapiombo sul precipizio del monte al termine del muraglione perimetrale delle Rovine e trae il suo nome dall’omonima protagonista della leggenda.

Secondo la leggenda, Alda, fanciulla paesana, arriva alla Sacra per pregare contro i mali della guerra. La ragazza ha purtroppo la sventura di essere sorpresa dai soldati nemici e tenta così di sfuggire al loro assalto, ma non avendo altra via di scampo si getta nel burrone invocando l’aiuto di San Michele e della Vergine. Si salva e rimane illesa in fondo al precipizio.

Purtroppo questo favore celeste viene da lei male usato: per vanità e denaro s’immagina di poter fare un secondo salto e agli increduli suoi compaesani si offre di ripetere il volo, ma trova orribile morte dove prima aveva trovato l’inatteso scampo.

INFO UTILI

Per arrivare alla Sacra con il proprio mezzo privato è necessario parcheggiare l’auto nel parcheggio a pagamento (1,50 €/ora) ai piedi della stessa. Potete arrivarci anche con mezzi pubblici o attraverso sentieri sportivi (https://www.sacradisanmichele.com/it/come-arrivare/)

Dal parcheggio poi si prosegue a piedi lungo un sentiero assolutamente non difficoltoso e percorribile da tutti, dove incontrerete anche dei produttori locali di formaggi, per circa 10 minuti. Da qui inizia la salita interna alla Sacra.  All’ingresso della Sacra troverete un bar, i bagni e la biglietteria.

Indossate scarpe comode perchè ci sono moltissimi scalini da percorrere per arrivare in cima dove si trova la Chiesa e il bellissimo terrazzo.

Se siete amanti del trekking e siete degli sportivi vi sono moltissime ferrate da praticare lungo i boschi che sbucano proprio ai piedi della Sacra. Troverete anche molte biciclette lungo il percorso che sale. Non dimentichiamo che è un luogo sacro ed è quindi necessario presentarsi con un abbigliamento rispettoso.

All’ingresso potrete anche trovare delle persone a piedi scalzi che corrono o salgano verso la Chiesa. Stanno facendo un atto di penitenza.

Vale la pena concludere la giornata ai Laghi di Avigliana, situati proprio ai piedi della strada da percorrere per salire al Santuario. Un’atmosfera davvero bellissima.

IL MESSAGGIO DEL PAPA GIOVANNI PAOLO II

Termino questa giornata di viaggio fisico e spirituale in questo luogo molto esoterico con il messaggio che lasciò il Papa Giovanni Paolo II durante la sua visita-pellegrinaggio alla Sacra nel luglio 1991.

Cari fratelli e sorelle!

Sono venuto quassù per venerare il Principe delle Milizie celesti ed implorare ancora una volta la sua protezione su tutta la Chiesa. Intendo così inserirmi nella scia secolare dei tanti pellegrini, umili e illustri, che ormai da più di mille anni salgono su questo monte, da quando cioè San Giovanni Vincenzo, Vescovo ed eremita, volle incastonare la chiesetta – quasi nido d’aquila – sulla cima più elevata, facendosi erede della devozione all’Arcangelo, qui portata dai monaci persiani nel VI secolo e poi portata avanti dai Bizantini e dai Longobardi.

Il suggestivo pellegrinaggio a questo luogo sacro è un richiamo al primato assoluto di Dio, Signore della Storia. Il nostro mondo inquieto, preso spesso dalla fretta e frastornato dai rumori, ha bisogno di luoghi privilegiati come questo, capace di far riscoprire il senso profondo della vita e di far ritrovare il proprio volto nella contemplazione del volto del Figlio dell’Uomo, che qui si è manifestato a generazioni di Monaci benedettini e continua a rivelarsi come dono di grazia a quanti lo cercano con cuore sincero.

Il silenzio, la solitudine, l’ascolto e la preghiera, qui favoriti da una incomparabile cornice naturale, artistica e storica, non possono non suscitare pensieri elevati e alimentare il cuore dell’uomo, sempre assetato di verità, che è Dio stesso.

Con questi sentimenti, mentre vi affido alla protezione dell’Arcangelo San Michele, di cuore impartisco a tutti la mia benedizione, con particolare pensiero verso i piccoli, i malati e quanti vivono nella emarginazione e nell’abbandono.

 Giovanni Paolo II – Susa (Valle d’Aosta) – Domenica, 14 luglio 1991

Lascia un commento

Your email address will not be published.

You may use these <abbr title="HyperText Markup Language">html</abbr> tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*