ISOLE CICLADI

La prima volta che sono stata nelle Isole Cicladi avevo 24 anni e scelsi Mykonos.

Ricordo perfettamente l’impatto della bellezza davanti ai miei occhi. Linee sinuose, suoni, ritmo, colori, un senso di quiete, di armonia e di languidezza.

Quello delle Cicladi è il più pittoresco arcipelago della Grecia. 2200 isole, isolette e scogli di cui abitati solo una trentina. Tutte insieme formano un cerchio immaginario attorno a Delos, l’isola che secondo la mitologia greca emerse dalle onde del mare per diventare la patria di Apollo. A pensarci bene dove si poteva trovare per il dio della luce un luogo più luminoso?

Viste sulla cartina geografica a me ricordano uno spartito musicale. Tante note musicali sparse quà e là dalle tonalità diverse, ognuna la sua caratteristica, ognuna la sua storia. E poi i gatti, i gatti qua sono ovunque a tal punto che pare si debba proprio a queste isole la nascita della razza “gatto greco”. E si sa io con i gatti ci vado a nozze.

Ho viaggiato molto per queste isole, le maggiori, via terra. Ma ho sempre sognato di raggiungere quelle minori in barca a vela. Donoussa, Koufunissi, Keros e Schinoussa rientrano nella lista dei mei desideri da quattro anni. A seguire Amorgos, Folegandros e Milos (queste le facciamo al prossimo giro).

Perché una vacanza in barca a vela nelle Cicladi? Perché se amate l’Egeo questo è il modo migliore di visitare parecchi posti in tempi ridotti e in modo economico. E soprattutto con la barca a vela arriverete in baie assolutamente impossibili da raggiungere via terra. Sono quattro anni che cerco qualcuno con questa rotta, qualcuno non improvvisato, con cui viaggiare. Questa è terra di Meltemi ed è bene ricordarsi di scegliere skipper con esperienza di navigazione di questo tratto di mare.

Lorenzo Leonello e Annalisa De Cesare (www.walkaboutcharter.com) Trovati!

LORENZO E ANNALISA E IL LORO WALKABAUT 43

Lorenzo e Annalisa sono una coppia di skipper che navigano in barca a vela da anni. Sono quelle che persone che quando le incontri per la prima volta e ti presenti stringendogli la mano, sei già un po’ più sereno e più contento. Sono quel tipo di viaggiatori che vorresti avere sempre la fortuna di incontrare per mare e non solo. Persone con gli “occhi buoni” e con l’esperienza e la professionalità che solo chi ama il proprio lavoro così riesce a trasmettere. È la formula magica n.1 uno della vita. Se ami il lavoro che fai mettendoci passione chi ti sta intorno apprezzerà il tutto.

La loro barca, di cui sono gli armatari, si chiama Walkabaut 43.

Il termine inglese “Walkabout” (cammina in giro) si riferisce al lungo viaggio rituale che gli australiani aborigeni saltuariamente intraprendono attraversando a piedi le distese del bush australiano. Il termine fu coniato dai proprietari terrieri bianchi australiani per riferirsi agli schiavi (o ai lavoratori) aborigeni che sparivano dalle loro proprietà, spesso per settimane, e dei quali si diceva “Gone Walkabout” (andato in Walkabout).

Così senza alcun preavviso gli indigeni lasciavano i campi e partivano, stavano via settimane, mesi e addirittura anni. Un bel “ciaone” a tutti signori e signore. Attraversavano a piedi mezzo continente, magari solo per incontrare qualcuno, poi, come se niente fosse, tornavano indietro.

Dal 1997 al 2001 Lorenzo e Annalisa hanno realizzato il sogno per eccellenza di tutti i velisti : il giro del mondo in barca a vela. Una barca a vela auto costruita sulla quale hanno viaggiato in lungo e in largo per tutti i mari del mondo.

Walkabaut 43 è una barca diversa da tutte le altre barche a vela. È una barca moderna e veloce, un fast-cruiser da loro concepito e realizzato. Costruita in composito con resine epossidiche, comoda, sicura e veloce è la barca vela ideale per le navigazioni d’altura e oceaniche. Il materiale con cui è stata costruita Walkabaut ha una forte tenuta sia termica che acustica e vi farà dormire sonni profondi anche in navigazione a motore, vi garantisco che questa è la barca più silenziosa e comoda su cui abbia mai viaggiato.

Lo scafo è molto largo e garantisce stabilità e anche una grande abitabilità sia all’ interno che in pozzetto. La carena, ispirata ai moderni open oceanici, ha due timoni ed è planante. È completa di vele per la navigazione con qualsiasi tempo, dal gennaker rollabile alla trinchetta. Una barca perfetta per affrontare il Meltemi in Egeo.

Il suo punto forte è il pozzetto, che grazie alla larghezza della carena fino a poppa è “enorme” e concede ampio spazio sia a chi manovra e sia a chi se ne sta rilassato all’ombra, al riparo del bimini, trasformarsi in una terrazza sul mare durante le soste in rada.

Gli interni sono come quelli di una casa. Cucina super attrezzata dove troverete qualunque accessorio (su Walkabaut almeno una volta la settimana si fa la pasta all’uovo fresca boatmade). Voi non dovrete pensare a niente perché della cambusa e della cucina si occuperanno Lorenzo e Annalisa. Io vi dico solo che loro sono romagnoli e che su questa barca a vela mangerete a livelli come mai da nessun’ altra parte.

Ristorante a cinque stelle. Tagliatelle fresche fatte in barca. Risotto con le zucchine. Polpettone. Vitello tonnato. Verdure cucinate egregiamente (le melanzane greche appartengono al mio cuore). Pollo fresco al curry. Tutto rigorosamente handmade. Aperitivi con guacamole e svariate sciccherie sempre accompagnate da ottimo vino. Salutate la dieta e godetevi oltre che l’Egeo anche la loro cucina.

Le cabine sono molto ampie e alte. Molti i contenitori in cui riporre oggetti. La meraviglia è che i letti sono come grandi come quelli di casa (160×200) e nelle cabine di poppa oltre al classico oblò sul lato della tuga ce n’è uno anche a poppa, proprio davanti ai vostri occhi, sopra i vostri piedi. Questo significa che la mattina potreste vedere l’alba comodamente distesi a letto vi faccio vedere qualche foto. Anche questo oblò è uno dei “soggetti” più fotografati di questa barca. In ogni momento della giornata e ad ogni cambio di luce. Questa è proprio una finestra vista mare.

(Tutte le informazioni più dettagliate e la loro storia su wwww.walkaboutcharter.it e www.walkabout.it)

PARTENZA – MYKONOS

Nelle isole Cicladi, più in generale nel Mar Egeo, il padrone di casa è il Meltemi. Quando citofoni all’ingresso dell’Egeo è lui che viene ad aprirti la porta.

Questo vento proveniente da nord nord-ovest è un vento molto freddo che non vi farà mai percepire la sensazione di calore, neanche quando ci sono 40 gradi. Quando si ferma al contrario vi renderete conto dell’intensità del sole su queste isole prive di verde.

È un vento molto forte e pericoloso, se non si conoscono bene le rotte e le baie meno esposte dove fermarsi in caso di necessità. Il Meltemi è il vento degli dei e devo dirvi che seppur molti lo ritengono fastidioso per la sua intensità a me piace da morire ed è uno dei motivi per cui ho sempre amato le isole Cicladi. È considerato in realtà come vento di “bel tempo”. È lui che rende il cielo così blu, spazzando via ogni puntino di nuvola bianca, al contrario quando non tira vento, cosa peraltro inconsueta in Grecia, si potrebbe creare una leggera nebbiolina.

In genere comincia a soffiare a metà Giugno e prende forza da metà Luglio fino ad Agosto, per poi indebolirsi da Settembre in poi. La forza abituale del vento del Nord è di 4-6 in scala Beaufort e possono occasionalmente raggiungere forza 7 o 8

Il Meltemi ovviamente non soffia tutti i giorni, ma può farlo senza interruzione per 3 o 4 giorni.

Quando il “Meltemi” è in piena forza, soprattutto nei mesi di Luglio e Agosto, bisogna fare attenzione alle raffiche forti in mare aperto, zone più esposte anche sotto le isole più alte.

La mattina si salpa all’alba da Mykonos, l’isola più famosa di tutto l’Egeo, nel nord dell’Egeo, di cui parleremo in un altro articolo

Ci aspettano circa 35 miglia di navigazione, il meltemi oggi è debole quindi sarà necessario andare a motore.

Io ormai sono nota a tutti gli equipaggi per i miei sonni profondi e quasi sfacciati in barca a vela. Mettetemi in cabina io dormo, mettetemi in pozzetto io dormo, legatemi a un parabordo io dormo, mettetemi in un gavone io dormo. Così anche se Lorenzo accende il motore presto io continuo a dormire che è una meraviglia per altre tre ore senza accorgermi di niente.

Mi sveglio a metà rotta. Stiamo navigando verso il cuore delle Cicladi, scendiamo verso sud.

Esco in pozzetto. Il blu è il mio colore preferito, devono essere stati gli dei dell’Olimpo ad inventarlo migliaia di anni fa quando navigavano in mezzo a queste isole. Si chi ha inventato il blu è sicuramente passato da queste parti prima di stilare la tabella dei colori Ral e Pantone. Un tuffo al cuore nella meraviglia.

Le Cicladi sono blu, le Cicladi sono Grecia. Questa è la Grecia che amo di più. In assoluto.

I ritmi della barca sono i soliti meravigliosi ritmi della natura. Comanda lei, comanda il vento e il mare. Se è necessario si modifica la rotta.

Arriva anche l’ora del primo pranzo coccolati da Annalisa e Lorenzo che pensano proprio a tutto.

Ho scelto proprio questa settimana perché nella rotta prevista c’è l’isola di Donoussa e io questa isola sogno di vederla da tempo. Le settimane in programma hanno rotte diverse per cui con Annalisa e Lorenzo potrete scegliere la settimana con le mete che più vi interessano.

DONOUSSA

Si il paradiso all’improvviso dal mio punto di vista è il termine giusto.

Donoussa è un’isola molto piccola, la più orientale delle Cicladi, quasi un po’ fuori rotta rispetto alle altre, la più lontana e la più difficile da raggiungere per la sua esposizione ai venti.

La sua non immediata accessibilità fa si che Donoussa sia come rimasta ferma nel tempo.

Qui infatti il turismo di massa non è ancora arrivato, è l’isola perfetta per chi vuole appartarsi per qualche giorno, per chi cerca pace e quiete. Un’ isola genuina che vive di vita rurale.

Facile quindi incontrare lungo la strada galline libere mucche e capre che si fanno fotografare. Le capre a Donoussa si mettono proprio in posa. Profilo destro profilo sinistro su uno sfondo sempre blu.

Ci avviciniamo alla baia di Kalotaritissa nel nord est dell’isola. Questa baia è sempre ben riparata dal vento il posto ideale per tuffarsi in tutte le tonalità di blu e ancorare per passare la notte. Entriamo nella baia lasciandoci alla nostra sinistra l’isolotto di Skilonisi. La sensazione è quella di entrare in un fiordo. Ci alziamo tutti contemporaneamente a fotografare.

A Kalotaritissa ci siamo solo noi a passare la notte. Stasera ci aspettano le tagliatelle fresche con gamberi e calamari. Quando la taverna sulla collina spegne le luci e la musica si accende lo spettacolo in Full HD : stelle e costellazioni.

Il Meltemi in lontananza brontola, si perché secondo me i venti hanno tutti un suono diverso. Il Maestrale sbatte, sbatte le porte le persiane, ti urla proprio nelle orecchie, fa casino. Lo Scirocco fa un fischio lento da lontano, perché vuole farti un po’ impazzire, ti ammalia lentamente e ti fa perdere la ragione fino a diventare sciroccato o a farti innamorare. La Bora a Trieste sembra il soffio incessante nell’orecchio di qualcuno, stride. Il Meltemi secondo me ha un vocione da uomo proprio cattivo che borbotta in lontananza tutti i suo problemi. In ogni caso a me Meltemi sta simpatico soprattutto quando ad agosto soffia sulla pelle, fa venire la pelle d’oca anche se la temperatura è +42.

Il giorno seguente si dedica tutto a Donoussa inutile dirvi che io sono già felice come una bambina che apre una scatola di pastelli colorati. Ci spostiamo nel sud dell’isola nella baia di Kedros.

Kedros è la più popolare di tutte e si trova a circa 20 minuti di cammino dall’unico villaggio abitato dell’isola che è anche il suo porto. Sabbia bianca e fine, mare cristallino multicolor, frequentata da naturisti che si adagia su di un mare #crystalwater. C’è anche una graziosa taverna con un pergolato ricoperto di bouganville da cui scendo dei sonagli al vento, barche, ancore e soggetti marini di legno dipinti di giallo.

Con il tender, nel tardo pomeriggio scendiamo tutti a terra, e da questa spiaggia risalendo una mulattiera a gradoni si scavalca la collina per raggiungere l’unico paese abitato di Donussa con il suo porto : Stavros.

Aspra e arida come quasi tutte le Cicladi, uno dei mezzi migliori con cui muoversi su questa isola, come del resto anche su tutte le altre, sono le proprie gambe.

Mentre saliamo lungo questo sentiero mi giro a guardare la baia dove l’unica barca ancorata è Walkabout e mi rendo conto della luce e dei colori. Credo che ognuno di noi abbia scattato almeno un centinaio di foto da qui.

Il paese è un pugno di case bianche su una piccola spiaggia di sabbia fine e bagnata da un mare turchese. Un piccolo porticciolo dove bere una limonata ghiacciata, prima di tornare in barca

KOUFONISSI

Da Donussa a Kofounissi la navigazione è poca. Rotta verso un altro posto dei “miei desideri”.

Siamo diretti nella spiaggia di Porì che si trova sull’isola di Pano Koufunissi. Ancoriamo in questa baia. Di fronte a noi l’isola di Keros. Di fianco Kato Koufunissi.

Qua i colori sono quelli che non si sono mai visti, la luce, il mare l’atmosfera anche. Chi è stato qui non può non essere passato da Porì.

La sera scendiamo per una passeggiata nella Chora e cena a terra. Queste sono quelle isole che mentre ci cammini pensi già di guardare sul calendario quando riprendere il primo volo per ritornarci, oppure perderlo, come nel mio caso per passare altri tre giorni in questa isola magica. Che si sa è magica davvero per la presenza di Keros difronte a lei.

Fatto sta che io messo piede qua ho iniziato talmente tanto a immaginare di ritornarci a breve, che ho fatto in un lampo. L’ho talmente tanto fotografata questa isola che preferisco dedicarle un paragrafo a parte nel prossimo articolo.

KEROS

Dopo la magia di Koufunissi, non finisce mica qui! Anzi si amplifica. Anzi qua vi vengono anche un pò i brividi per cotanta bellezza.

La mattina seguente è appunto la volta dell ’isola sacra, poco conosciuta ai turisti italiani, dove quasi nessuno riesce ad arrivare se non con una imbarcazione di tipo privato: Keros.

Devo dire che penso che effettivamente ci sia qualcosa di strano in questo tratto di mare. Non so se veramente è tutta la storia e i miti che si sprigionano da queste isole ma Koufunissi e Keros hanno davvero dello straordinario. Ho come l’impressione di essere stata drogata, perché mi sento stampato addosso quel sorriso a trentadue denti che mi fa pensare:

  1. Che dopo 4 anni sono riuscita a fare finalmente questa rotta. (dovevo farlo prima)
  2. Che qua ogni giorno trovi un posto con una baia più bella dell’altra e non finiscono mai.
  3. Che sono una persona estremamente fortunata.
  4. Sono felice. Punto

L’isola di Keros si trova di fronte a Pano e Kato Koufonissi e oltre a donare una bellissima vista alle due isole è anche famosa per il suo interesse archeologico.

L’isola è disabitata e considerata sacra in quanto l’energia emanata da questa isola crea un’atmosfera di pace e di positività che si irradia in tutta Koufonissi e da chi vi passa. Keros non è raggiungibile in nessun altro modo se non con una barca privata. Esclusiva. Pare che l’energia emanata da questa isola provenga proprio dalle rocce di cui è composta. Passare di qua equivale a una grossa fortuna.

Si narra che osservando Keros da Pano Koufonissi, nelle notti di luna piena, viene descritta dalla forma del crinale delle montagne dell’isola, una donna incinta sdraiata e la figura di un uomo barbuto uniti dalle loro teste.

Una cosa è certa: gli dei qui ci abitano e ogni tanto vi guardano anche. Vi racconterò cosa ho visto a Koufunissi.

A Keros, sono state ritrovate migliaia di piccole statue in bronzo ridotte in frammenti non combacianti fra loro.

Il ritrovamento pone molti interrogativi agli archeologi, perché le statue appaiono di ottima fattura e ad un primo esame sembra che siano state fatte a pezzi deliberatamente.

Gli studiosi ipotizzano che l’sola 4500 anni fa sia stata la sede di un antico rito, forse era un santuario meta di una sorta di pellegrinaggio,in cui gli isolani dopo aver rotto gli idoletti ne seppellivano i resti.

La storia degli scavi di Keros iniziò nel 1963 con il  Professor Colin Renfrew, che allora era un giovane studente giunto nell’isola abitata solo da due pastori, in cerca di oggetti di interesse archeologico; in quell’occasione ebbe modo di stupirsi trovando pezzetti di recipienti e di figurine di marmo di una tipologia simile a quella di altre zone delle Cicladi, cui si conservano esempi nel British Museum.

Secondo l’archeologo gli abitanti delle Cicladi usavano le statuette in una sorta di  rito, portandole in processione alla maniera di alcune manifestazioni religiose ancora oggi attuate in Grecia.

Renfrew è convinto che gli abitanti dell’arcipelago cicladico si recassero a Keros ad intervalli regolari similmente a come accadeva negli antichi riti di  pellegrinaggio ad Olimpia, ogni quatro anni, e che si trattasse di rituali di fertilità.

Tra i ritrovamenti più importanti di Keros, la famosa statuetta del suonatore d’arpa, esposta al Museo Archeologico di Atene.

Ancora un paio di tuffi in questo paradiso e poi si va a passare la serata a Schinoussa…

Nel prossimo articolo (leggi qui)la seconda parte di questo viaggio nelle piccole Cicladi

 

 

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